La notizia è ormai nota. Gli inglesi hanno votato per staccarsi dall’Unione Europea ma il processo di distacco non sarà di certo rapido e si sta per esplorare una terra mai percorsa da nessuno prima d’ora. Prima del Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, era possibile solamente aderire all’Unione Europea e non erano previste clausole di uscita. Con il trattato è stato introdotto il famoso articolo 50 che prevede l’uscita dalla UE.

Spetta al Regno Unito fare la prima mossa. È il Regno Unito che deve comunicare formalmente al Consiglio Europeo l’intenzione di abbandonare l’UE facendo appello all’articolo 50.

L’articolo 50

L’articolo 50 fa parte del Trattato di Lisbona e ha avuto come obiettivo principale riformare la struttura e il funzionamento dell’Unione Europea, azione necessaria dopo l’aumento del numero dei Paesi membri. Le modalità di uscita di un Paese dall’Unione Europea sono disciplinate dall’articolo 50. Secondo l’articolo 50

Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.

Ovviamente la decisione di intraprendere questo processo deve essere presa nel pieno rispetto delle regole Costituzionali nazionali. È compito del Paese, che decide di uscire, notificare la rispettiva volontà al Consiglio Europeo e con questo prende il via il periodo di negoziazione con l’Unione Europea al fine di definire le modalità di recesso. Alla fine del processo spetta al Parlamento Europeo approvare l’accordo. I trattati terminano di essere applicati allo Stato uscente a decorrere della data di entrata in vigore dell’accordo di recesso.

I prossimi passi

Il premier britannico uscente David Cameron, nel suo primo discorso alla Camera dei Comuni dopo le sue formali dimissioni, ha ribadito che non chiederà per il momento l’applicazione dell’articolo 50 delegando così il compito al suo successore. Il comitato all’interno del partito Tory ha avviato tutte le procedure per l’elezione della nuova leadership ed il sostituto di Cameron avverrà entro il prossimo 2 settembre. Inizierà così un momento molto delicato.

Vediamo i passi attualmente previsti alla luce dell’articolo 50.

  • Primo Passo: il Regno Unito deve fare formalmente appello all’articolo 50 del Trattato di Lisbona.
  • Secondo Passo: la Commissione Europea, su mandato del Consiglio, gestirà i negoziati per l’uscita dell’Inghilterra in un tempo massimo prestabilito di due anni.
  • Terzo Passo: il Parlamento Europeo deve approvare a maggioranza semplice l'accordo di uscita.
  • Quarto Passo: il Regno Unito esce ufficialmente dall’Unione Europea.

Se non sarà raggiunto un accordo, al termine dei due anni previsti, si aprirà un bivio: o il Regno Unito cesserà immediatamente di essere membro dell’Unione Europea senza nessun accordo oppure, a voto unanime dei 27 Paesi dell’Unione, potrà essere concesso un tempo superiore.

Il cammino è lungo ed incerto e non sembra che il Regno Unito abbia fretta. Il ministro inglese dell’Economia George Osborne ha infatti dichiarato che l'articolo 50 sarà attivato solo quando il Regno Unito sarà pronto.

Lunedì 27 giugno si è tenuto un summit a Berlino tra la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese François Hollande e il nostro presidente del Consiglio Matteo Renzi per fare il punto della situazione. L’intesa dei tre Paesi è sul fatto che non bisogna perdere tempo. Per la cancelliera tedesca è importante avviare subito i negoziati non solo per quanto riguarda la crescita economica ma anche per quanto riguarda il tema dell’occupazione e della migrazione.

Sempre secondo l’articolo 50 è previsto anche una modalità di rientro all’interno dell’Unione ma il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker ha subito gelato il discorso con un

chi è fuori è fuori.

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