La Cina è uno dei principali fattori di rischio del 2017, e lo è per delle buone ragioni. A gennaio 2016 bastò una successione di dati deludenti a diffondere un senso di sfiducia nei confronti del dragone cinese che contagiò rapidamente le Borse di mezzo mondo. Da allora, grazie una serie di misure pro-crescita avviate dalle autorità centrali, l’economia si è stabilizzata ed il rischio Cina si è affievolito, ma è troppo presto per abbassare la guardia

Perché è importante

La Cina è diventata la seconda economia più importante del mondo dopo gli Stati Uniti, grazie ad un decennio di crescita a doppia cifra. La spettacolare crescita cinese è stata accompagna da un altrettanto impressionante crescita di debito privato (circa il 170% del PIL; fonte JP Morgan) che per molti osservatori è il vero tallone d’Achille del Paese. Il circolo vizioso tra la svalutazione del renminbi ed i flussi di capitale in uscita rischia di mettere in difficoltà il sistema bancario cinese, e di aumentare la pressione sulle aziende, già fortemente indebitate. Cerchiamo di capirne le ragioni. 

Come sappiamo la Cina è alle prese con un cambio di modello economico, che richiede l’apertura del mercato finanziario interno, oltre alla risoluzione di una serie di problemi strutturali (sovrapproduzione, eccesso di debito privato, inefficiente allocazione di capitale) che possono minacciare la stabilità economica del paese. Le autorità cinesi ne sono perfettamente consapevoli ed è per questo che a novembre 2013 presentarono un vasto programma di riforme con l’obiettivo di intraprendere un cammino di crescita sostenibile. 

Tar le riforme più radicali da mettere in pratica c’è la liberazione dei movimenti capitale: attualmente ai privati è proibito portare fuori dal paese più di $50,000 all’anno (fonte Bloomberg). Tuttavia, negli ultimi anni, con la graduale apertura della Cina nei confronti del resto del mondo, le imprese sono riuscite a trovare degli escamotage per far uscire il denaro dal Paese, e ingenti flussi di capitale hanno iniziato ad uscire dal Paese mettendo sotto pressione la valuta del Paese. A sua volta una forte svalutazione può accelerare l’uscita di capitale creando un circolo vizioso che potrebbe minare l’intera stabilità finanziaria del Paese, con ripercussioni su i mercati mondiali. 

Per arginare tale rischio, la banca centrale cinese è stata costretta ad imporre dei nuovi vincoli sui movimenti di capitale e ad intervenire con operazioni di mercato aperto per salvaguardare la stabilità della valuta e non far accelerare la fuori uscita di capitale. Ed è questa ragione che le riserve in valuta estera della banca centrale stanno diminuendo ed hanno toccato nel mese di dicembre 2016 il nuovo minimo di poco più di 3mila miliardi di dollari. 
In questo fragile gioco di equilibri, per molti osservatori il livello delle riserve di valute rappresenta un importante indicatore per determinare il livello di stress finanziario che grava sul mercato finanziario cinese, e molto probabilmente sarà uno dei tormentoni di quest’anno.

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