Default Venezuela: fatti e cause

A comunicare per prima il rumor sul default è stata l’agenzia di rating Standard & Poor’s che ha definito il caso come “default selettivo”. Un default si definisce selettivo quando un emittente di obbligazioni, in questo caso un Paese, decide di non adempiere ad alcuni pagamenti piuttosto che altri, in modo arbitrario. Normalmente, come il passato insegna, gli Stati tendono ad andare in default sul debito estero, questo perché è politicamente più conveniente.

Nel dettaglio, lo stato venezuelano non è stato in grado di ripagare circa 200 milioni di dollari sul debito estero, maggiormente detenuto da USA e Canada. Le cause dei mancati pagamenti richiamano la situazione di bilancio del Governo venezuelano, in particolare gravata dalle poche entrate generate dalle esportazioni del Paese in campo petrolifero, sicuramente non favorite dalla riduzione del prezzo della materia prima. Dopo qualche giorno dal default, sono corse in aiuto del Paese sudamericano Russia e Cina. Di fatto, il Venezuela ha ripreso a pagare gli interessi sul debito estero dopo un accordo di ristrutturazione che permetterà maggiori condizioni vantaggiose per i prossimi anni.

Qualche dato sui default nel mondo

Malgrado l’intervento di Cina e Russia, resta comunque il fatto che il Venezuela è un Paese instabile. A dimostrarlo, infatti, sono i dati sui default avvenuti in passato. Per affermarlo basta guardare la storia dei default sul debito pubblico estero dal 1800 ad oggi:

 

Nel grafico sovrastante abbiamo riportato l’elenco dei Paesi che hanno registrato un default sul debito estero. Il Venezuela è il Paese con più default registrati dal 1800 ad oggi, ben 11 volte. Quello che si nota è che gran parte dei default sembra concentrarsi tra i Paesi emergenti dell’America Latina: pensiamo alla storia dell’Argentina del 2001 (8 default in totale) o alle vicende del Brasile; in passato non sono mancate sorprese di default di Paesi inaspettati, come Austria e Germania, mentretra i Paesi che non hanno mai registrato un default ad oggi vi sono Italia, Francia, Inghilterra, USA, Canada, Australia e Paesi scandinavi.

Investire consapevolmente conoscendo la storia

È pur vero che, in campo obbligazionario, sono i Paesi più rischiosi ad offrire un rendimento interessante, specialmente in questo periodo di bassi tassi d’interesse. Per gli investitori meno propensi al rischio sarebbe opportuno evitare dei Paesi che hanno una storia di default instabile, specialmente quando il passare degli anni non sembra aver migliorato la condizionale politica. Un compromesso per gli investitori più rischiosi, che non vogliono rinunciare a certi livelli di rendimenti, potrebbe essere oltre che prendere coscienza di ciò a cui si va incontro, la scelta di costruire un portafoglio diversificato di obbligazioni, in modo da non lasciare l’intero andamento del portafoglio in balia dell’instabilità politica di un unico Paese.

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