La scorsa settimana gli Stati Uniti d’America sono stati protagonisti indiscussisui mercati e non solo. Il neo Presidente Donald Trump ha iniziato a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e nella giornata di venerdì è stato pubblicato il dato sulla crescita dell’economia a stelle e strisce nell’ultimo trimestre del 2016: il dato ha disatteso (in negativo) le aspettative degli analisti.

Perché è importante?

Gli USA hanno un ruolo primario nel complesso sistema dei mercati finanziari. Quello che succede dall’altra parte dell’Oceano ha la capacità di influenzare il mercato azionario, obbligazionario e quello valutario; ed è proprio per questo motivo che gli investitori e gli operatori di mercato guardano sempre con attenzione ai dati macroeconomici di questo vasto territorio.

A pochi giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca il neo Presidente si è subito dato da fare per mantenere le promesse fatte durante il periodo di campagna elettorale: ha ritirato gli USA dal TPP (Trattato di libero scambio), ha firmato l’ordine esecutivo per la costruzione del muro lungo il confine con il Messico e attraverso un provvedimento ha proibito per 90 giorni l’ingresso negli Stati Uniti a tutte le persone provenienti da Stati "inclini al terrorismo" (la lista comprende 7 paesi a maggiornaza islamica) scatenando manifestazioni e reazioni in tutto il mondo.

In questo contesto di caos creato dalle decisioni di Trump è uscito il dato sulla crescita dell’economia a stelle e strisce per l’ultimo trimestre del 2016, che come detto ha deluso le attese degli analisti e degli investitori.
Secondo il dato preliminare rilasciato dal Dipartimento al commercio americano, nel quarto trimestre il prodotto interno lordo americano è cresciuto dell’1,9% rispetto ad un anno fa, in forte calo rispetto al +3,5% messo a segno nel trimestre precedente. Il dato è inferiore alle attese degli analisti che intravedevano una crescita almeno del 2,2%. Se si considera l’intero anno 2016 l’economia americana è cresciuta in media dell’1,6%, in netto calo dal +2,6%  del 2015. Stiamo parlando della crescita più bassa dal 2011, quando era stato registrato un valore identico, mentre bisogna ritornare al 2008, periodo in cui è iniziata la grande crisi, per trovare un risultato peggiore.

A rallentare la locomotiva americana sono state principalmente le esportazioni, frenate dalla brusca accelerazione della valuta americana che ha reso più costosi, quindi meno competitivi, i propri prodotti e contemporaneamente ha favorito le importazioni da quei paesi con una valuta più debole. Tengono i consumi, vero traino dell’economia, in crescita del 2,5% anche se il dato è in calo se consideriamo il +3% del trimestre precedente. Questa settimana si terrà la prima riunione dell’anno della Fed: non ci si aspetta una modifica dei tassi di interesse, dopo il rialzo di un quarto di punto percentuale effettuato nell’ultima riunione di dicembre, ma c’è attesa per il discorso della presidente Janet Yellen, per capire come commenterà i dati appena usciti e se questi influenzeranno le decisioni di politica monetaria per il 2017.

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