Manca poco ormai al referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale proposta dal governo: dopo essere stato approvato in via definitiva dalla Camera, il testo deve ora rimettersi al parere dei cittadini. 
Lo scorso venerdì 18 novembre scorso è terminato ufficialmente la possibilità di diffondere i sondaggi che, per ora, danno in vantaggio il fronte del No (seppur con una fetta consistente di indecisi che potrebbe spostare l’ago della bilancia).
Ma su cosa esattamente saremo chiamati ad esprimerci? E cosa cambierà con l’eventuale vittoria del Sì?

Partiamo dal principio: il quesito. Entrando nell’urna ci troveremo a dover rispondere, affermativamente o negativamente, alla seguente domanda:

IL QUESITO

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente "disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione", approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”

Cosa ci stanno chiedendo di approvare quindi? Proviamo a procedere per punti, toccando tutti gli elementi essenziali del disegno di legge.

Superamento del bicameralismo perfettamente paritario

Com’è oggi: tutte le leggi, così come la fiducia al Governo, devono passere al vaglio di entrambi gli organi del Parlamento, cioè la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, per essere approvate. Camera e Senato sono entrambi eletti direttamente dai cittadini, hanno funzioni identiche e pari poteri.

Cosa prevede la riforma: solo la Camera dei Deputati viene eletta direttamente dai cittadini e solo alla Camera spetta l’approvazione di leggi ordinarie, delle leggi di Bilancio e la conferma della fiducia al Governo. Il Senato può esprimere pareri e proporre modifiche sui progetti di legge passati al vaglio della Camera, che può scegliere se accoglierli o meno. Camera e Senato esercitano la funzione legislativa paritaria solo in alcune materie (tra cui le leggi costituzionali).

Assetto del Senato

Com’è oggi: i senatori sono 315, eletti direttamente dai cittadini, 309 nelle 20 regioni italiane e 6 nella circoscrizione Estero. Fanno parte del Senato anche alcuni senatori a vita, una carica a cui accedono di diritto i presidenti emeriti della Repubblica una volta concluso il mandato. Inoltre il capo dello Stato può nominare mentre è in carica un massimo di 5 senatori a vita. Attualmente sono cinque, quattro nominati e uno di diritto. Per eleggere i senatori bisogna aver compiuto 25 anni mentre per essere eletti 40.

Cosa prevede la riforma: il numero dei senatori scende a 100. Cambia anche la modalità di elezione: 95 vengono scelti dai Consigli Regionali, tenendo conto delle scelte espresse dai cittadini al momento della nomina dei consigli stessi. La durata del mandato coincide con quella dei consigli dai quali sono stati eletti. Il presidente della Repubblica può nominare fino a cinque senatori, che restano in carica per 7 anni e il cui mandato non è rinnovabile. Non vengono più nominati senatori a vita. Ai senatori non spetta alcuna indennità aggiuntiva (viene meno così il “doppio stipendio”), mentre resta l’immunità parlamentare, come per i deputati.  Non è necessario aver compiuto 40 anni per poter essere eletti. 

Elezione del presidente della Repubblica

Com’è oggi: il presidente della Repubblica viene eletto da Camera e Senato riuniti in seduta comune più tre delegati per ogni regione (tranne la Val D’Aosta che ne ha uno). Sono necessari i due terzi dei voti a favore nelle prime tre votazioni, mentre dalla quarta basta la maggioranza assoluta degli aventi diritto (50%+1). Il Capo dello Stato può sciogliere entrambe le camere. In caso di impedimento, a fare le veci del presidente della Repubblica è il presidente del Senato.

Cosa prevede la riforma: il presidente della Repubblica viene eletto da deputati e senatori (non ci sono più i delegati regionali, già rappresentati dai membri del Senato). Per le prime tre votazioni sono necessari sempre i due terzi dei voti, mentre dalla quarta alla settima servono i tre quinti dell'assemblea e dalla settima in poi i tre quinti dei presenti. Il presidente della Repubblica può sciogliere solo la Camera, non il Senato. In caso di impedimento, a fare le sue veci è il presidente della Camera.

I tempi delle leggi

Com’è oggi: per i provvedimenti “urgenti” (ma nella pratica anche per quelli che tanto urgenti non sono), il governo può saltare la “navetta” tra camera e senato procedendo con lo strumento dei decreti legge.Il decreto legge è un atto deliberato dal Governo, anche in assenza di delega da parte del Parlamento, solo in casi di necessità e urgenza, entra in vigore immediatamente producendo effetti sin dall'inizio. Questo atto deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 gg altrimenti decade.

Cosa prevede la riforma: non dovrebbe più esserci il problema del rimpallo dei testi tra le due camere. In ogni caso viene introdotta la procedura del “voto a data certa” che consente al governo di ridurre i tempi delle leggi ritenute importanti.

Leggi di iniziativa popolare e referendum

Com’è oggi: per presentare una proposta di legge popolare servono le firme di 50.000 elettori, ma non è detto che la proposta venga poi discussa. Per rendere valido un referendum abrogativo servono i voti del 50% + 1 degli aventi diritto al voto.

Cosa prevede la riforma: per presentare una legge di iniziativa popolare servono 150.000 firme, ma una volta presentato, c’è la garanzia costituzionale che il testo verrà discusso. Nel referendum abrogativo, il quorum si abbassa al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni della Camera, ma solo se a chiedere il referendum sono stati almeno 800.000 elettori. Vengono introdotti anche il referendum propositivo e quello di indirizzo.

Titolo V della Costituzione e rapporto tra Stato ed Enti Locali

Com’è oggi: le competenze fra Stato e Regioni restano divise in “esclusive” (solo dello Stato) e “concorrenti” (cioè su cui hanno competenza le Regioni sulla base di alcuni princìpi fondamentali dettati dallo Stato). Rimangono in vita le province, con l’assetto definito dalla legge Delrio del 2014.

Cosa prevede la riforma: le regioni hanno meno autonomia e diverse materie tornano di competenza esclusiva dello Stato – non ci sono più le materie “concorrenti”, su cui la competenza è condivisa tra Stato regioni. Tra queste ci sono l'ambiente, la gestione di porti e aeroporti, i trasporti e la navigazione, la produzione e la distribuzione dell'energia, le politiche per l'occupazione, la sicurezza sul lavoro, l’ordinamento delle professioni. Le province vengono abolite.

Cnel

Com’è oggi: Il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro è composto da 64 membri ed è un organo ausiliario con funzione consultiva per quanto riguarda le leggi sull'economia e il lavoro. Può promuovere disegni di legge in materia economica.

Cosa prevede la riforma: Il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro viene soppresso.

Il referendum è un momento importante per l’Italia. Proprio per questo motivo è bene avvicinarsi alle urne con le idee chiare. Se siete interessati al testo completo della riforma costituzionale potete consultarlo sul sito della Gazzetta Ufficiale

Il documento della Gazzetta Ufficiale è suddiviso in sei parti distinte a seconda di quale titolo della parte II della Costituzione è oggetto di eventuali modifiche. Si tratta di un testo un po' lungo ma questo articolo di Yellow Channel potrebbe essere un valido alleato nella guida alla lettura.

AdviseOnly