Il Consiglio Direttivo della BCE ha deciso di non modificare l’attuale programma di stimoli monetari (il Quantitave easing) e di lasciare i tassi invariati, in linea con le aspettative degli analisti.

Cosa ha detto sulla Brexit? E’ troppo presto per valutarne l’impatto

Il Governatore Mario Draghi è stato molto eloquente sulla Brexit, la Banca Centrale non ha ancora tutti gli elementi per valutarne l’impatto economico ed ha bisogno di tempo per studiare la situazione. Per il momento, si è detto piuttosto soddisfatto di come i mercati abbiano tenuto allo shock anche grazie all’abbondante liquidità messa a disposizione delle Banche Centrali.

E sulle banche italiane?

Le banche italiane non sono state menzionate esplicitamente, ma durante la conferenza stampa Draghi ha ribadito che il sistema finanziario europeo deve affrontare il nodo dei crediti in sofferenza, solo in questo modo le banche possono effettivamente raccogliere i benefici della politica monetaria ultra espansiva. Inoltre, secondo il Governatore l’attuale contesto di regole comunitarie è dotato di tutta la flessibilità necessaria per gestire tutte le circostanze straordinarie e per evitare che il necessario smaltimento dei crediti deteriorati avvenga in modo incontrollato.

Per quanto riguarda la possibilità di un paracadute pubblico la considera una misura utile che tuttavia deve essere presa in comune accordo con la Commissione Europea. Tuttavia,  il presidente della BCE ha anche ricordato che rispetto al 2012 le banche europee sono molto più solide e che gli aumenti di capitale degli ultimi anni ne hanno migliorato la patrimonializzazione. Ad oggi, il CET1 medio delle banche europee è nel 13% rispetto al 9% di qualche anno fa.

Per il momento il QE procede senza sosta e da giugno la BCE ha iniziato a comprare obbligazioni emesse da società non finanziarie ( corporate bond). Dall’inizio del QE, l’espansione di bilancio è stata di poco più di 1000 miliardi di euro.

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I team di esperti (Survey of Professional Forecasters) interpellati dalla BCE hanno iniziato a rivedere al ribasso le stime di crescita  e di inflazione per la zona euro nel biennio 2017-2018 in previsione dello scenario post-Brexit. Se i dati economici dovessero peggiorare nei prossimi mesi, la BCE potrebbe decidere di aumentare gli stimoli monetari già dal mese di settembre. Non ci resta che attendere.

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