Giovedì 21 aprile si è svolta la riunione della BCE. Tutti i mercati aspettavano la conferenza stampa di Draghi non solo per sentire i commenti sull’attuale situazione economica in Europa, ma soprattutto per la curiosità di vedere se Mario Draghi avrebbe tirato fuori qualche asso nella manica ancora nascosto.

Ebbene, non ci sono state particolari sorprese per quanto riguarda il Quantitative Easing.

Nella precedente riunione di marzo erano state introdotte nuove misure di stimolo per l’economia, a partire da un taglio di tutti i tassi di interesse, fino ad un incremento del programma di riacquisto di bond, portato a 80 miliardi di euro al mese, con l’inclusione delle obbligazioni emesse da società non finanziarie con rating Investment Grade.

Nella riunione di aprile, appena tenutasi, sono stati chiariti meglio i dettagli di tale piano di riacquisto, che dovrebbe essere operativo a partire da giugno. In particolare, è emerso che il mercato di riferimento per gli acquisti della BCE sembra più grande rispetto a quanto si pensava il mese precedente.

Quali sono le caratteristiche che i corporate bond devono avere per essere considerati come oggetto di acquisto da parte della BCE?

Innanzitutto gli emittenti non possono essere istituti di credito, tranne il caso in cui la capogruppo svolga un’attività diversa dall’erogazione di credito. Le obbligazioni, con scadenza al momento dell’acquisto compresa tra i sei mesi e i trent’anni, devono essere denominate in euro, emesse da società residenti nella zona euro e con un rating minimo Investment Grade. Al momento il limite massimo acquistabile è del 70% dell’ammontare totale dell’emissione. È una grandezza superiore sia al limite del 50% fissato per le emissioni sovranazionali, sia al limite del 33% fissato sui titoli di Stato (fonte BCE).

L’universo di corporate bond al quale la BCE potrà attingere ammonta a circa 407 miliardi di euro.

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Outlook sull’Europa

Per quanto riguarda la crescita economica Draghi non si aspetta grandi variazioni. Quindi si parla di una crescita per il primo trimestre 2016 pari allo 0,3% (simile a quello dell’ultimo trimestre del 2015), che poi cresce lievemente con il passare dei mesi. Inevitabilmente il forte calo dei prezzi subito dal petrolio si riflette sull’inflazione, che non cresce; l’indice dei prezzi al consumo è previsto in lieve aumento a partire dalla seconda metà dell’anno, grazie ad una stabilizzazione dei prezzi dell’oro nero.

E per quanto riguarda il rischio Brexit?

Draghi si aspetta una certa volatilità sui mercati finanziari, che continuerà almeno fino al referendum, ma ritiene limitato il rischio che tutto ciò possa mettere in pericolo la ripresa economica dell’area Euro (fonte Bloomberg).

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