Al nostro diario settimanale che fa il punto sugli eventi da tenere d’occhio nei prossimi mesi dell’anno – per via delle eventuali ripercussioni sui mercati finanziari e quindi anche sui nostri portafogli – non possiamo non aggiungere una pagina sulle elezioni statunitensi di metà mandato, in agenda all’inizio di novembre.

Cosa sono le midterm elections?

Si tratta delle elezioni che avvengono negli Stati Uniti due anni dopo le presidenziali (le quali, lo ricordiamo, hanno una cadenza quadriennale) per rinnovare la totalità della Camera dei Rappresentanti del Congresso (che “scade” ogni due anni) e un terzo del Senato. Le elezioni di midterm – letteralmente, medio termine, ossia metà mandato (sottinteso: presidenziale) – si tengono ogni primo martedì del mese di novembre degli anni pari: nel 2018, la data è quindi fissata per martedì 6 novembre. L’appuntamento rappresenta un test politico importante per l’attuale presidente americano, il Repubblicano Donald Trump, che sarà “valutato” dagli elettori sul lavoro svolto in questi primi due anni di amministrazione.

Come si presenta Trump al voto?

A fine agosto, stando a un sondaggio di ABC e Washington Post, il livello di “gradimento” dell’elettorato verso il tycoon era posizionato ai minimi dal momento della sua elezione, con solo il 36% degli americani che dichiaravano di approvarne l’operato e un tasso di disapprovazione di oltre il 50%. Lo stesso presidente ha ammesso che per i Repubblicani potrebbe essere difficile mantenere il controllo della Camera alle prossime elezioni midterm. “Al Senato i Repubblicani faranno molto bene, vinceremo molti seggi. Alla Camera sarà probabilmente più dura”, ha detto Trump in occasione di un intervento in Ohio, come riportato dal Washington Post. Stando ai sondaggi realizzati dal sito RealClear Politics, attualmente i Democratici sono in vantaggio di circa 8 punti percentuali sui Repubblicani, con il 48,8% delle preferenze contro il 40,5% degli avversari.

Una ricorrenza che favorisce l’opposizione

Va detto che, storicamente, le elezioni di metà mandato favoriscono proprio il partito che non governa alla Casa Bianca. Successe così all’ex presidente Democratico Barack Obama, che perse le midterm nel 2014 e – parzialmente – nel 2010. E anche a George W. Bush, che si ritrovò privato del sostegno di entrambe le Camere nel 2006, e a Bill Clinton, a cui la stessa cosa accadde sia nel 1994 sia nel 1998. Nel caso di Trump, poi, qualche grattacapo potrebbe arrivare anche dal suo stesso fronte: molti Repubblicani temono infatti ripercussioni negative dalle politiche commerciali protezionistiche adottate da “The Donald” contro Pechino. Nel dettaglio, la controffensiva commerciale cinese, che riguarderà tra le altre cose l’import di soia, potrebbe suscitare malcontento fra gli agricoltori, fonte di voti preziosa per Trump.

D’altra parte, non si può negare che l’economia statunitense stia dando segnali incoraggianti: gli ultimi dati mostrano un tasso di disoccupazione al 3,9% e un aumento del Prodotto Interno Lordo del +4,2%, che inanella una serie di variazioni positive ininterrotta da oltre quattro anni (iniziata quindi nell’era Obama).

Cosa succede se Trump “perde” le elezioni di midterm?

Stante quanto appena detto, una eventuale sconfitta racchiuderebbe in sé anche una componente “fisiologica”. Vale comunque la pena di sottolineare che, se i Repubblicani conseguissero un buon risultato a novembre, Trump riuscirebbe molto probabilmente a consolidare la sua leadership politica. In caso contrario, il presidente potrebbe trovarsi ad affrontare diversi problemi. Tanto per cominciare, se i Democratici conquistassero la Camera, per Trump sarebbe più difficile governare senza l’appoggio del Parlamento. Inoltre, l’ipotesi di un impeachment sul caso Russiagate potrebbe farsi più concreta, visto che il processo di messa in stato d’accusa del presidente è istruito dalla Camera e votato dal Senato. Infine, all’interno dello stesso fronte Repubblicano potrebbe farsi avanti qualche candidato intenzionato a contendere a Trump la nomination in vista delle presidenziali 2020.

E veniamo ai nostri portafogli: quali implicazioni per i mercati?

Osservatori e analisti ritengono possibili quattro scenari post elezioni, ciascuno con una diversa reazione da parte dei mercati. Li riassumiamo qui di seguito.

  • I Repubblicani stravincono alla Camera e al Senato. Se i Repubblicani riescono a trionfare alle elezioni di medio termine, a beneficiarne sarebbero ancora gli asset rischiosi, che hanno già ricevuto una spinta dalla riforma fiscale del dicembre 2017. Il dollaro USA ne uscirebbe rafforzato, mentre i rendimenti dei Bond a lungo termine non dovrebbero crescere in modo significativo.
  • I Repubblicani vincono, ma senza esagerare. Questo evento avrebbe un effetto positivo sull’azionario: gli investitori, infatti, si sentirebbero rassicurati sul buon funzionamento del Congresso. In questo contesto, i rendimenti obbligazionari potrebbero salire e il dollaro indebolirsi.
  • La Camera ai Democratici, il Senato ai Repubblicani.  In questo scenario, ritenuto da più parti il più probabile, i Democratici conquisterebbero una modesta maggioranza alla Camera, mentre i Repubblicani manterrebbero il controllo del Senato. Una situazione simile potrebbe portare a uno shutdown, ossia a un blocco delle attività e dei servizi secondari federali (ma i mercati tendono a non dare peso a questi eventi momentanei). Siccome i due partiti rivali difficilmente troverebbero un’intesa sulle spese, il deficit di bilancio rimarrebbe elevato e i rendimenti a lungo termine dei Treasuries USA potrebbero vedere un’impennata.
  • La vittoria va ai Democratici. Questo sarebbe uno scenario negativo per gli attivi rischiosi. Se i Democratici dovessero vincere, potremmo assistere a una fase di stallo, perché il Congresso farebbe fatica ad approvare qualsiasi provvedimento e a trovare un accordo sul tetto del debito.

In conclusione: fari puntati sugli USA

Come spesso accade per gli appuntamenti politici, fare pronostici accurati è praticamente impossibile. In ogni caso, le elezioni USA di medio termine negli Stati Uniti costituiscono un appuntamento chiave per gli investitori internazionali, perché dal loro esito potrebbero scaturire, come visto, reazioni molto diverse sui mercati. L’unico consiglio è quello di seguirci per continuare a monitorare la situazione attentamente.

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