Ha ribaltato ogni pronostico. Donald Trump è diventato il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America riuscendo a battere la sua avversaria, la democratica Hillary Clinton. Per conquistare la Casa Bianca servono 270 grandi elettori e al momento della redazione di questo articolo Donald Trump ne ha già conquistati 276 mentre Hillary Clinton ‘solo’ 218. (fonte Bloomberg alle ore 9.15). I giochi sono quindi fatti.
Il leader repubblicano è stato capace non solo di conservare gli storici Stati repubblicani (ad esempio Texas, Kentucky e Indiana), ma anche di conquistare i cosidetti swing state, ovvero quegli Stati in cui nessun candiato o partito ha un sostegno predominante, come per esempio Ohio e Florida. Si conserva così la capacità dello Stato dell’Ohio di ‘prevedere’ il prossimo Presidente degli Stati Uniti - vi ricordate la frase “as Ohio goes, so goes the nation”? 

È una doppia vittoria per i repubblicani, che sono anche stati in grado di mantenere il controllo sia al Senato che alla Camera dei rappresentanti, consentendo così al nuovo Presidente di avere, almeno per un paio di anni, un potere istituzionale assoluto.

I delegati eleggeranno formalmente il nuovo Presidente degli USA il prossimo 19 dicembre.

Una piccola curiosità: man mano che cresceva il vantaggio di Donald Trump, il sito dell’immigrazione canadese andava in tilt per l’elevato numero di accessi ed il numero di richieste di espatrio.

LA REAZIONE DEI MERCATI

La reazione all’esito delle elezioni americane non si è fatta attendere anche sui mercati finanziari globali. E, come prevedibile, non è stata delle migliori. Hillary Clinton avrebbe di certo rappresentato la continuità politica mentre Donald Trump è la discontinuità, cosa che solitamente non piace ai mercati.

I ribassi sono stati generalizzati, l’indice Nikkei di Tokyo ha chiuso in calo del 5,36%. Le aperture dei mercati europei, che presagivano una netta flessione, sono state poi mitigate dal discorso di Trump in cui ha ringraziato Hillary Clinton e ha promesso di essere il Presidente di tutti gli americani, parole che hanno fatto tirare una boccata di ossigeno ai mercati. I ribassi, al momento in cui scriviamo, sono abbastanza contenuti e a beneficiarne è ovviamente l’oro, considerato come bene rifugio per eccellenza. Crolla invece il cambio peso messicano/dollaro.

Le probabilità di un rialzo dei tassi alla prossima riunione della Fed diminuiscono: la probabilità implicita nelle quotazioni dei futures è scesa sotto il 50%.

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