L’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump fu una vera e propria sorpresa per il mondo intero. Il pronostico dei sondaggi era del tutto favorevole alla candidata democratica, Hilary Clinton, che tuttavia 365 giorni fa uscì sconfitta dall’insospettabile ascesa del Tycoon repubblicano. Nei giorni successivi all’esito elettorale, i mercati finanziari attraversarono una fase di debolezza: tra tutti, il mercato obbligazionario globale fu il più colpito e in una sola settimana “bruciò” circa mille miliardi di dollari.

Esattamente un anno dopo come sta andando la presidenza di Donald Trump? Come si sta comportando l’economia e i mercati finanziari degli Stati Uniti? Scopriamolo insieme.

Trump…politicamente parlando

Da un punto di vista prettamente politico, i consensi verso l’operato di Trump stanno calando drasticamente, per di più anche all’interno dello stesso partito Repubblicano: un aspetto che ha determinato il fallimento del tentativo di abrogare l’Obamacare, ovvero la riforma sanitaria di Barack Obama. Al contrario, la strada verso l’approvazione della riforma fiscale sembra in discesa dopo che la scorsa settimana la Camera dei Rappresentanti ha approvato un testo di legge che prevede una riduzione delle tasse per un valore complessivo di circa 1500 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni.

La riforma fiscale in fase di approvazione, seppur di minore impatto rispetto a quella ricercata in campagna elettorale, prevede infatti importanti tagli, sia sulle aliquote societarie che sulle persone fisiche.

L’economia e la finanza “dell’era Trump” invece?

Se dal punto di vista politico la presidenza Trump risulta ancora “nebbiosa”, sul fronte economico/finanziario la realtà sembra decisamente diversa. Grazie ad un momentum particolarmente positivo, dall’elezione di Trump l’indice S&P 500 guadagna il 21% (in dollari).

Una crescita importante del mercato azionario del Paese, che tuttavia (al momento) non deve spaventare o allarmare scenari catastrofici: infatti le valutazioni complessive del mercato, per quanto possano sembrare alte, sono relativamente in linea con quelle dei principali Mercati Sviluppati del mondo, come abbiamo recentemente analizzato osservando l’andamento del rapporto Prezzo/Utili . Sul mercato obbligazionario, invece, l’andamento dei Titoli di Stato del Paese risulta pressoché invariato rispetto ad un anno fa, dopo aver recuperato il terreno perso nei primi mesi successivi all’elezione. A rimanere indietro è invece il dollaro che, contro la nostra moneta unica, è arrivato a perdere durante questo 2017 fino all’8,3% a causa dell’incertezza sulla linea di politica economica di Trump; tuttavia ora, con la riforma fiscale sempre più vicina, il dollaro sta recuperando terreno e la perdita con l’euro si è ridotta al 4,6% (dall’elezione).

Dal punto di vista più strettamente economico, il PIL degli Stati Uniti ha continuato la fase di crescita intrapresa dal giugno 2014, e l’ultimo dato aggiornato al terzo trimestre parla di una crescita al terzo trimestre del 3%. A crescere è anche la fiducia dei consumatori statunitensi, rappresentata dall’indice di fiducia dell’università del Michigan, che viaggia sui valori massimi dal 2000. Significativo è anche il tasso di disoccupazione che, proseguendo sulla strada del miglioramento intrapresa già sotto l’amministrazione Obama, è sceso al 4,1% (ai minimi dal 2000).

Complessivamente il mondo economico e finanziario ha continuato a crescere e a migliorare anche sotto la guida di Trump. Tuttavia ora, con la FED che ha appena iniziato il Quantitative Tightening e che si appresta al terzo rialzo dei tassi dell’anno, l’economia degli Stati Uniti dovrà dimostrare di essersi adeguatamente irrobustita in questi anni e proseguire così sulla strada della crescita, attesa (secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale) per il 2017 al 2,2% e per il 2018 al 2,3%. 

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