Brutte notizie dal Brasile. La più grande economia dell’America Latina si è contratta del 3,8% nel 2015: per trovare un dato peggiore bisogna tornare indietro fino al 1990, quando il passo indietro era stato del -4,3%. La recessione economica del Paese continua: il prodotto interno lordo è sceso dell’1,4% (t/t) nel solo ultimo trimestre del 2015, dopo il calo dell’1,7% del trimestre precedente (fonte Bloomberg).

La notizia non è stata però una sorpresa per i mercati azionari, che infatti non hanno segnalato forti movimenti al ribasso ma, anzi, hanno continuato il loro trend di rialzo.

Il governo del presidente Dilma Rousseff si trova davanti a un duplice problema: da un lato un’economia in fase decrescente e dall'altro un'elevata inflazione che non sembra voler smettere di crescere. La Banca centrale del Brasile nella riunione dello scorso 2 marzo ha deciso di mantenere inalterato il tasso di interesse al 14,25% e questo di certo non ha aiutato a mettere un freno all'inflazione, che continua a galoppare a ritmi vertiginosi: l'ultimo dato calcolato a fine febbraio mostra infatti un indice dei prezzi al consumo pari al 10,84% (fonte Bloomberg).

Ma le cattive notizie non finiscono qui. Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto un’ulteriore contrazione del 3,5% per il 2016 [1], facendo scivolare il Brasile al penultimo posto nella classifica delle previsioni di crescita per il Sud America, davanti soltanto dall’ancor più disastrato Venezuela, che nel 2015 dovrebbe mettere a segno un -10% e nel 2016 un -8% (fonte Bloomberg).

A trascinare verso il basso il Brasile è stato soprattutto il settore industriale, che lo scorso anno ha subito un calo del 6,2%. In particolare, la brusca frenata dei prezzi delle commodities a livello globale e la flessione nella domanda di minerali hanno trascinato al ribasso (-6,6%)il settore minerario,che ha un peso molto importante per il Paese. Anche il settore dei servizi perde colpi e scende del 2,7% (fonte IBGE).

A febbraio l’indice MarkIt PMI del settore manifatturiero si è attestato a 44,5 punti, in calo dai 47,4 del mese precedente, ma sopra i minimi toccati a ottobre e novembre dello scorso anno. Il dato rimane comunque al di sotto della soglia critica di 50 punti, a ulteriore conferma dello stato di contrazione dell’economia. Da considerare infine anche l’impatto del virus Zika, che rischia di provocare una forte flessione del turismo, tra le componenti principali del Pil del Paese.

Nel frattempo l'agenzia di rating Moody's ha tagliato il rating del Brasile da Baa3 a Ba2, portandolo così nella categoria “Junk”, comunemente identificata come quella dei “titoli spazzatura”. L'outlook (cioè le prospettive sul Paese) rimane negativo.

La profonda recessione e soprattutto l'incertezza politica costituiscono un’elevata fonte di rischio per il Brasile, che sembra incapace di fermare l'incremento del debito pubblico: per il Paese che ospiterà le prossime Olimpiadi, il 2016 si prospetta impegnativo.

[1] http://www.imf.org/external/pubs/ft/survey/so/2016/RES011916A.htm

 

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