Il 2017  è stato fortemente caratterizzato dal fattore politico e geopolitico. Osserviamo di seguito i principali eventi che hanno contraddistinto questo 2017.

Stati Uniti. L’inattesa vittoria di Trump nel novembre del 2016 avevo colto tutti decisamente alla sprovvista. Tuttavia, ad oramai più di un anno dalla sua elezione, l’economia del Paese ha continuato a crescere così come è proseguita la crescita dei suoi principali indici azionari, in linea con il positivo momentum che sta attraversando il mercato globale. A caratterizzare principalmente questo 2017 per gli Stati Uniti è senza dubbio la tanto attesa e dibattuta riforma fiscale promossa dal Presidente: una manovra pensata con l’obiettivo di ridurre l’aliquota fiscale per le imprese e le persone fisiche. Dopo vari “rimbalzi” tra il Senato e la Camera del Congresso statunitense, la riforma dovrebbe essere firmata da Trump prima di Natale e diventare operativa dal 2018.

Europa. Il 2017 è stato l’anno delle elezioni per i principali paesi del Vecchio Continente. Andiamo con ordine. Per prima l’Olanda alle elezioni dello scorso marzo ha scongiurato il pericolo “Nexit”, con l’uscita di scena del partito euroscettico del Paese. Successivamente è toccato al popolo francese andare alle urne: il partito “europeista” En Marche di Macron ha soppiantato in due turni gli euroscettici del Front National di Marine Le Pen. Scongiurato così il rischio “Frexit”, l’esito elettorale francese ha portato nuova fiducia all’Europa, aspetto che si è riflesso anche sull’euro che ne è uscito rafforzato contro il dollaro Usa.

In Regno Unito l’avviata Brexit sta minando la tenuta del Governo della Premier May. Dopo le elezioni dello scorso giugno, da cui il partito conservatore della Premier ne è uscito indebolito, anche le trattative con l’Unione Europea sono state decisamente in salita. Solo negli ultimi giorni si è ufficialmente conclusa la prima fase del negoziato, utile a stabile il “saldo” del divorzio e i diritti civili dei cittadini coinvolti dalla Brexit. In Germania, come ampiamente atteso, la Merkel è stata riconfermato come Cancelliere del Paese, dove tuttavia sono emerse delle difficoltà nella formazione della coalizione di Governo. Infine in Spagna ad ottobre si è tenuto il discusso referendum sull’indipendenza della Catalogna. L’esito positivo ha portato alla proclamazione dell’indipendenza, che tuttavia non è stata riconosciuta dal Governo Centrale di Madrid, che ha indetto nuove elezioni per la regione il prossimo 21 dicembre.

Asia. Dal fronte asiatico, in Cina si è tenuto il 19esimo Congresso del Partito Comunista Cinese, l’appuntamento che con cadenza quinquennale stabilisce le linee guida del gigante asiatico. In quest’occasione è stato confermato l’attuale Presidente, XiJinping, alla guida del Paese che ha parlato di una Cina sempre più come potenza “globale” sul palcoscenico del mercato internazionale. In Giappone invece, il Premier Shinzo Abe ha indetto e vinto le elezioni di fine ottobre, avviando il Paese verso un nuovo periodo di stabilità politica.

Proprio dall’Asia, è scoppiato però il fattore geopolitico maggiormente rilevante dell’anno: la Corea del Nord di Kim Jung-Un nel corso dell’anno ha minacciato gli Stati Uniti e il Giappone (principalmente) con continue provocazioni verbali e test missilistici nell’Oceano Pacifico, che hanno contribuito ad alimentare un clima di tensione tra le parti in gioco. A “beneficiare” di questa difficile situazione sono stati i cosiddetti beni rifugio (su tutti l’oro), che hanno registrato un crescita importante durante la fase più acuta dell’escalation tra i due Paesi.

Conclusa l’analisi “politica” di questo 2017, rimandiamo l’appuntamento all’analisi economico-finanziaria nel prossimo post, dove osserveremo quali sono state le asset class migliori e peggiori del 2017.

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