La data storica è il 17 gennaio 2016. È questo il giorno in cui l’agenzia dell’Onu per l’energia atomica (Aiea) ha rilasciato l’atteso rapporto in cui affermava che l’Iran aveva rispettato tutti gli obblighi previsti dall’accordo nucleare siglato conStati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia e Cina lo scorso luglio.

Cosa significa? Per l’Iran un grandissimo cambiamento: la graduale revoca delle restrizioni che gravavano sul Paese e che erano state introdotte verso la fine degli anni settanta (periodo segnato dalla rivoluzione khomeista), e rinnovate negli anni seguenti a causa dello sviluppo, da parte di Teheran delle tecnologie nucleari e delle svariate violazioni dei diritti umani. Ora, la revoca di queste sanzioni apre all’Iran le porte del commercio internazionale, soprattutto di petrolio, di cui il Paese è tra i principali produttori al mondo.

Il paese ha subito comunicato che aumenterà le esportazioni di oro nero di ben 500 mila barili al giorno. Immediato l’effetto sul mercato:il brent è sceso sotto i 28 dollari al barile, barriera che non veniva toccata da novembre 2003.

Dove andrà il petrolio iraniano?

Secondo le stime degli esperti, il principale importatore sarà l’India che, attualmente, ha una domanda in continua crescita. Ma l’Iran mira anche ad estendere i propri partner commerciali in Europa e tra i possibili nomi ci sarebbero quelli di Royal Dutch Shell, Eni, Repsol e di varie compagnie turche. Anche l’Italia si è detta disposta a riprendere le importazioni. Non a caso a metà gennaio il presidente Rohani ha scelto proprio la nostra penisola come primo Paese da visitare: l’Italia, infatti, era uno dei primi partner commerciali dell’Iranprima che scattassero le ultime sanzioni nel 2011.

Cosa succederà ai mercati?

Gli addetti ai lavori al momento non sembrano particolarmente preoccupati dell’ingresso dell’Iran nel grande mercato del petrolio. Se è vero che, in assenza di sanzioni, la produzione di oro nero a Teheran aumenterà di un milione di barili nel corso di quest’anno, è altrettanto vero che Arabia Saudita e Iraq si trovano già ai limiti delle loro soglie di capacità e che, secondo l’International Energy Agency, la domanda dovrebbe aumentare di 1,4 milioni di barili al giorno andando così a ridurre l’eccedenza di offerta che si è creata in questo periodo.

È ancora presto per vedere e per analizzare nel concreto l’effetto-Iran sui mercati e sul prezzo del greggio; è tuttavia evidente che nel mercato del petrolio è rientrato in campo un giocatore forte, pronto a sparigliare le carte nei rapporti geopolitici.

È probabile che ciò costringa il Medio Oriente a trovare un nuovo - si spera stabile - equilibrio.

AdviseOnly