Nessuna accelerazione in vista per l’economia italiana negli ultimi mesi dell’anno: la ripresa c’è, ma resta incerta. È un quadro a luci e ombre quello dipinto dall’Istituto nazionale di statistica nella sua ultima nota mensile. A ottobre, scrive l’Istat, l’indicatore composito della fiducia delle imprese italiane è salito ancora dopo l’aumento di settembre, complice un miglioramento della fiducia nella manifattura, nei servizi e nelle costruzione (nel commercio al dettaglio invece c’è stato un lieve peggioramento). Ma l’indicatore anticipatore non segnala prospettive di accelerazione dell’attività economica nei prossimi mesi.

Perché è importante


E’ sempre importante verificare le condizioni di un salute di un Paese e capire come sta crescendo e soprattutto se questa crescita può essere sostenuta nel tempo. Queste note mensili servono proprio a dare un quadro del nostro bel Paese.


Sul fronte delle imprese, tra giugno e agosto la produzione industriale è cresciuta dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, grazie al dato particolarmente forte di agosto (+1,7% su mese). L’ottavo mese dell’anno è stato positivo anche per il fatturato e gli ordinativi dell’industria (rispettivamente +4,1% e +10,2% su mese). Ma se consideriamo il periodo gennaio-agosto, sia il fatturato interno che quello estero si sono contrattidi oltre l’1%, e anche gli ordinativi totali sono diminuiti. 


Le esportazioni e le importazioni sono scresciute in agosto, portando il livello dei flussi commerciali con l’estero ai massimi da oltre un anno, ma negli 8 mesi le vendite all’estero si sono mantenute costanti e gli acquisti sono scesi del 2,5%. 


In calo nei mesi scorsi anche i consumi delle famiglie e la fiducia dei consumatori, che a ottobre è diminuita per il tezo mese consecutivo, confermando il trend negativo iniziato a gennaio. Il mercato del lavoro è in linea con il secondo trimestre, dopo il deciso aumento di gennaio-giugno (223 mila occupati in più). Nel terzo trimestre l’occupazione dipendente a tempo indeterminato ha continuato ad aumentare(+0,3% rispetto al trimestre precedente), anche se a ritmi inferiori rispetto all’anno scorso, ma sono diminuiti i lavoratori indipendenti (-0,8%). A ottobre, le aspettative degli imprenditori sulle tendenze dell’occupazione sono positive nei servizi, nella manifattura e nel commercio, mentre rimangono stabili nelle costruzioni. 


Infine l’inflazione è tornata negativa (-0,1% la variazione dell’indice dei prezzi al consumo a ottobre). A preoccupare, evidenzia Istat, è soprattutto la forte decelerazione dell’inflazione di fondo, che si è portata vicino allo zero (+0,2% la crescita annua al netto di energetici, alimentari e tabacchi). I prezzi italiani continuano a muoversi nella direzione opposta rispetto a quelli dell’area euro, dove il tasso tendenziale per l’indice armonizzato in ottobre è salito al +0,5%. E per i prossimi mesi non sono previste modifiche significative delle dinamiche attuali. Previsti cambiamenti significativi.


Allargando per un momento l’orizzonte al quadro internazionale, la stima preliminare del PIL per l'area euro nel terzo trimestre vede una crescita dello 0,3% su base congiunturale, in linea con il secondo trimestre. La produzione industriale è aumentata in agosto (+1,6%) dopo la contrazione di luglio (-0,7%), mentre dal mercato del lavoro arrivano segnali moderatamente positivi, con il tasso di disoccupazione che a settembre è rimasto stabile al 10%. Buone notizie anche dagli indicatori anticipatori, che vedono un rafforzamento della ripresa: l’Economic Sentiment Indicator è aumentato per il secondo mese consecutivo a ottobre, in scia al miglioramento del clima di fiducia sia dell’industria che dei consumatori.


Oltreoceano infine, Istat segnala una crescita a ritmi sostenuti dell’economia USA nel terzo trimestre (+2,9% la variazione congiunturale del PIL), grazie soprattutto a esportazioni nette e spesa per consumi delle famiglie, mentre è proseguita la contrazione degli investimenti residenziali. E la fase espansiva dovrebbe consolidarsi nei prossimi mesi. A ottobre però l’indice di fiducia dei consumatori ha segnato un calo in scia ai giudizi moderatamente negativi sulle prospettive di breve termine. 

 

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