Il rischio è un concetto fondamentale nell’analisi dei mercati finanziari. Una delle misure di rischio più ricorrenti è la volatilità: quando la volatilità sale, le “turbolenze finanziarie” si fanno più forti, al contrario, quando diminuisce dovrebbe essere sinonimo di “quiete”.

Cosa è successo alla volatilità in questi ultimi giorni di tensione?

Guardando al recente passato emerge che, nonostante i rischi geopolitici attraversati, la volatilità ha viaggiato su valori inferiori alla media: un esempio su tutti è quanto accaduto con la Brexit  dello scorso giugno, quando alla notizia della vittoria del “Sì” i mercati finanziari accusarono gravi perdite, aprendo così un periodo di “turbolenza”, che tuttavia si esaurì nel giro di qualche settimana, quando anche le piazze finanziarie più colpite recuperarono le perdite subite.

Perché è importante?

Il mondo della finanza è uno degli specchi su cui si riflette la nostra società: di conseguenza anche eventi legati alla geopolitica come quelli delle ultime settimane possono impattare sui mercati, influenzandone l’andamento. Conoscere a 360° la realtà circostante può permetterci di affrontare anche le scelte finanziarie in modo più consapevole, senza essere travolti dall’emotività quotidiana.

Cosa sta accadendo oggi?

L’elemento catalizzatore delle ultime settimane è senza ombra di dubbio la delicata fase geopolitica venutasi a creare tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. In un clima quasi da “guerra fredda”, dove ogni dichiarazione può allarmare possibili scenari bellici, le due potenze giocano la loro partita:

  • da un lato, quella statunitense sotto la guida di Trump ha radicalmente modificato il copione del Paese in termini di politica estera, come è stato recentemente dimostrato attraverso l’attacco missilistico in Siria ai danni delle forze militari di Assad e quello in Afghanistan contro l’Isis;
  • dall’altro la Nord Korea di Kim Jong-un, che minaccia gli Stati Uniti (e il mondo intero) di essere pronto ad “una guerra nucleare che può iniziare in qualsiasi momento”, come dichiarato dal rappresentante nord coreano all’Onu.

Ago della bilancia di questa delicata situazione troviamo la Cina, con cui entrambi i paesi intrattengono importanti relazioni commerciali, e che può giocare il ruolo di mediatore tra questi due fuochi, intimando al Leader Kim Jong-un di “calmare” i toni delle dichiarazioni ed evitare ulteriori test missilistici, e contemporaneamente costruire con il Presidente Trump un’importante alleanza difensiva in caso di un’escalation militare.

All’interno di questo incerto quadro, troviamo realtà politiche in balìa dell’instabilità elettorale: la Turchia, diventata una repubblica presidenziale dopo l’ultimo referendum, intende riguadagnare peso strategico nella polveriera che è il Medio Oriente; successivamente sarà la volta delle elezioni in Francia, dove l’eventuale vittoria del partito di Marine Le Pen può causare diversi mal di pancia in Europa; a giugno tocca al Regno Unito tornare alle urne dove il Premier Theresa May cerca di capitalizzare il vantaggio nei sondaggi del partito conservatore per avere pieno mandato nel fronteggiare la Brexit.

La volatilità resta ancora bassa…ma i beni rifugio?

L’incertezza alimentata da un così fragile contesto politico non può che riflettersi sui mercati finanziari. Come abbiamo visto in una precedente analisi la volatilità (sebbene in risalita negli ultimi mesi) rimane sotto la media degli ultimi anni mentrei prezzi dei beni rifugio continuano a salire e ad evidenziare come la “preoccupazione politica” sia reale e prezzata dai mercati.

Il grafico sovrastante evidenzia proprio questa realtà: la volatilità di questo 2017 delle principali piazze finanziarie è ampiamente sotto la media degli ultimi dieci anni, invece, nel grafico riportato di seguito è indiscutibile l’ascesa dei beni rifugio (in particolar modo l’oro) nelle ultime settimane.

Tuttavia, mentre i principali beni rifugio crescono, le principali piazze finanziarie a livello mondiale reggono il peso dell’incertezza: negli Stati Uniti gli indici viaggiano da inizio anno in territorio positivo (lo S&P500 segna il +3.4% a venerdì 21 – fonte: Bloomberg, dato in Euro), lo stesso discorso vale per l’Europa (EUROSTOXX 50 al +4.% a venerdì 21 – fonte: Bloomberg, dato in Euro) e il Giappone (il Nikkei al +2.5% a venerdì 21 – fonte: Bloomberg, dato in Euro).

Volatilità: rischio e opportunità

Quindi, come precedentemente osservato, il delicato contesto geopolitico attuale può innescare degli “sbalzi” di volatilità, che tuttavia devono essere circoscritti e gestiti adeguatamente, in modo che gli investitori riescano a controllare l’emotività di breve termine che può essere generata dalla volatilità e non commettere quelli che in finanza comportamentale sono conosciuti come errori legati alla sfera psicologica della finanza e che nel nostro canale YouFinance abbiamo trattato sotto vari punti di vista:

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