Perché è importante

Nell’ambito della cooperazione europea, la Commissione pubblica tre volte l’anno (inverno, primavera e autunno) un rapporto dettagliato sulle prospettive economiche e finanziarie di ogni Stato membro. Sulla base di queste analisi la Commissione Europea approva i bilanci nazionali e pubblica le “raccomandazioni” che servono per fare in modo che gli Stati Membri convergano verso una politica comunitaria. Per gli investitori, è buon modo per conoscere lo stato di salute di un Paese e quali sono i punti di forza e di debolezza.

Quella crescita che non c’è

Sono state pubblicate le nuove stime di crescita per l’Italia da parte della Commissione Europea. Il prodotto interno lordo dovrà crescere dello 0,9% nel 2017 e dell’1,1% nel 2018. Stime che sono leggermente migliorate rispetto al precedente outlook della stessa Commissione, ma che, sebbene ci stiamo pian piano allontanando dalla crescita “zero virgola”, restano sempre le più basse rispetto a tutta l’Unione Europea. I cugini della Spagna hanno una stima di crescita del 2,3% per il 2017 e quelli transalpini dell’1,4%,meglio di noi anche la Grecia che per il 2017 prevede una crescita del 2,7%. Siamo gli unici che cresceranno con una cifra minore dell’1%, gli ultimi della classe.

Perché l’Italia non cresce?

Secondo la Commissione Europea a pesare sulla poca crescita sono soprattutto le debolezze strutturali che circondano il background politico e la lenta ripresa del settore bancario. Bisogna anche considerare che quello appena trascorso è stato un anno difficile per l’Italia e che parte della spesa pubblica è andata a coprire le innumerevoli catastrofi - del tutto imprevedibili – che hanno colpito il centro della Penisola. Anche se la fortuna non è stata dalla nostra parte, bisogna comunque considerare che secondo la Commissione Europea la crescita dell’Italia nei prossimi anni sarà guidata esclusivamente dalla forte domanda esterna e dai bassi tassi di interesse: detto in altre parole, non sarà dovuta a noi ma a un “effetto collettivo” da parte di altri Paesi.

E il mercato del lavoro?

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, la Commissione Europea sostiene che l’occupazione migliorerà solo in termini di ore lavorative e non di assunzioni di nuove unità: la disoccupazione dovrebbe quindi restare ai vecchi livelli, in leggera diminuzione ma ancora sopra l’11%.

 

 

Bisogna considerare che l’Italia in termini di crescita non sta facendo benissimo in un momento in cui tutti stanno avendo dei ritmi relativamente buoni. Il rischio sull’Italia rimane acceso in quanto bisogna chiedersi che cosa succederà a variabili come il debito pubblico, che si è solamente stabilizzato rispetto al Pil, nel caso in cui il Paese dovesse affrontare una nuova crisi oppure correggere al ribasso le stime di crescita. 

In base all'analisi della Commissione Europea, l’Italia ha bisogno di portare a termine una serie di riforme strutturali in grado di alzare il livello di crescita potenziale. Tuttavia, in questa fase di grande incertezza politica tale obiettivo sembra difficilmente realizzabile. In più, l’Italia ha un rapporto debito pubblico – Pil tra i più alti in Europa, e con un sistema bancario fragile, rischia di essere tra i Paesi più penalizzati in caso di stress finanziario.  

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