Prima della decisione di abbandonare l’UE il mercato del lavoro al di là della Manica sembrava mostrare la propria forza. Nel trimestre che va da marzo a maggio, infatti, il tasso di disoccupazione nel Regno Unito è sceso al 4,9% e si è avvicinato ai minimi del 2005. Rispetto allo stesso periodo di un anno fa il tasso è calato di 0,7 punti percentuale.

Secondo l’Office for National Statistics di Londra il numero di persone che hanno trovato lavoro è salito a 176mila, il valore più alto registrato nell’anno, e complessivamente il numero di lavoratori ammonta a 31,7 milioni. Il tasso di occupazione, ovvero la parte di popolazione compresa tra i 16 anni e i 64 anni che attualmente lavora, sale al 74,4% ed è ai massimi dal lontano 1971. I dati sono stati raccolti prima del 23 giugno, ovvero prima del fatidico referendum, e pertanto non riflettono alcun impatto sull’economia inglese del voto sulla Brexit.

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Nell’ultima riunione di Bank of England, che ha deciso inaspettatamente di mantenere inalterati i tassi di interesse allo 0,5%, è stato evidenziato il fatto che, almeno nell’immediato, non ci si aspetta un impatto così forte e netto nei piani di investimento e di assunzione da parte delle aziende inglesi. Secondo la stessa Banca Centrale inglese non ci sono ancora chiari ed evidenti segnali di un rallentamento dell’economia britannica.

Il tasso annuale di crescita dell’attività è rimasto inalterato; la spesa dei consumatori e la crescita della produzione sono rallentate un po’ ma sono state ampiamente compensate da una ripresa della crescita dell’attività manifatturiera.

È vero che l’esito del referendum, continua Bank of England, ha rimesso in discussione tutto il sistema economico/finanziario britannico e molte aziende hanno iniziato a pensare a strategie di business alternative, ma al momento tutto sembra assolutamente come prima. Uno discorso simile vale anche per il mercato immobiliare, che sulla carta doveva essere particolarmente danneggiato dall’esito del referendum, ma al momento sembra essere, secondo il report di Bank of England, più resistente del previsto.

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