Archiviata la riunione della BCE, anche le banche centrali di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone si sono riunite per decidere in tema di politica monetaria. Se in Europa è stato deliberato un ulteriore taglio dei tassi e nuove misure di stimolo, cosa è successo nelle altre parti del mondo? Facciamo un breve riassunto.

Stati Uniti

La FED, dopo il rialzo avvenuto lo scorso dicembre, ha deciso di non modificare i tassi di interesse, che restano così compresi in una fascia compresa tra lo 0,25% e lo 0,50%. Nel comunicato diffuso dalla banca centrale quello che si percepisce è la prudenza: i dati macroeconomici e quelli legati all’industria sono ancora fragili ed è pertanto difficile stabilire un percorso di politica monetaria da qui fino alla fine dell’anno. Janet Yellen, presidente della Federal Reserve, afferma che per il momento è prudente mantenere questa politica monetaria. Eventuali e, soprattutto, graduali movimenti al rialzo dei tassi ci potranno essere se e soltanto se ci sarà un miglioramento della situazione economica accompagnata da una forte crescita occupazionale. La Fed prevede due aumenti dei tassi di interesse nel 2016, contro i quattro invece previsti a dicembre, e alla fine di quest’anno il tasso dovrebbe essere fissato a 0,875% (fonte FED). Per quanto riguarda le previsione di crescita dell’economia, sono state tagliate le stime sul Pil e sull’inflazione: il prodotto interno lordo statunitense dovrebbe crescere, nel 2016, del 2,2% (fonte FED) contro la stima di dicembre del 2,4%, mentre l’indice dei prezzi al consumo dovrebbe rimanere intorno all’1,2%, contro l’1,6% stimato nell’ultima riunione.

Regno Unito

Mentre al di là della Manica continua a tener banco il tema Brexit ed i possibili impatti sull’economia e sul mercato inglese, anche Bank of England, con il proprio monetary policy committee, si è riunita per decidere della propria politica monetaria. La decisione è stata unanime, e per l’84esimo mese consecutivo i tassi d’interesse restano immobili allo 0,5%, un vero e proprio record. Anche per quanto riguarda il piano di acquisto degli asset non ci sono state modifiche e la decisione è stata di non variare l’importo di 375 miliardi di sterline all’anno. Nessuno si aspettava grandi modifiche dalla banca centrale inglese, soprattutto considerando che, nonostante una lieve ripresa del’inflazione a gennaio (+0,3%, fonte Bloomberg), il valore rimane ancora lontano dal target fissato intorno al 2%. Anche secondo Bank of England la crescita è ancora fragile e ci sono ancora elevati rischi di rallentamento della crescita. Un rialzo dei tassi avverrà solamente con una certa gradualità.

Giappone

Spostandoci ancor di più verso oriente arriviamo in Giappone, dove nell’ultima riunione dello scorso gennaio si è deciso di portare sotto zero i propri tassi di interesse. Nell’ultima riunione Bank of Japan ha confermato il tasso in area negativa a -0,1% e non sono previste ulteriori riduzioni. Tuttavia il governatore della BoJ, Haruhiko Kuroda, ha deciso di mantenere la porta socchiusa a eventuali ed ulteriori tagli, sostenendo che c’è ancora spazio per ridurre i tassi d’interesse fino allo -0,5%. Ma solo se sarà necessario. Per quanto riguarda il programma di acquisto degli asset, con una netta maggioranza di 8 a 1 nella votazione, è stato confermato il piano da 80 mila miliardi di yen all’anno. Sempre il governatore Kuroda ha affermato che le difficoltà dei Paesi Emergenti inevitabilmente hanno trascinato al ribasso le esportazioni e la produzione ma, nonostante ciò, la domanda domestica dovrebbe in futuro muoversi al rialzo, contribuendo così a riportare l’economia in un percorso di espansione.

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