In questi giorni il mercato sta attraversando la cosiddetta “earnings season”, la stagione della pubblicazione delle trimestrali, periodo in cui le società quotate sulle varie piazze finanziarie pubblicano i risultati aziendali raggiunti negli ultimi tre mesi: chi ha guadagnato? Chi ha perso? I risultati pubblicati erano attesi o hanno superato le aspettative degli analisti?

Sono queste alcune delle domande che più frequentemente circolano tra gli operatori di mercato. Leggiamo insieme i risultati raggiunti dalle società statunitensi, cioè quelle che compongono il principale e più influente mercato azionario mondiale.

A che punto siamo?

Il 2018 delle società a stelle e strisce prosegue sulla strada tracciata nel 2017. In base ai dati raccolti a inizio mese, l’81% delle società che compongono l’S&P500, il principale indice finanziario degli Stati Uniti, ha pubblicato i risultati aziendali del primo trimestre. Complessivamente il mercato statunitense gode ancora di buona salute, alimentato da una crescita globale sostenuta e spinto dalla benzina della riforma fiscale di Trump, che ha preso il via lo scorso gennaio. Nonostante il rialzo di Wall Street sia più contenuto rispetto agli anni passati (la performance da inizio anno si attesta all’1,2% in euro), i risultati societari descrivono una dinamica aziendale ancora positiva.

In termini di utili per azione, il 78% delle società dell’S&P 500 ha battuto le stime degli analisti ottenendo risultati superiori alle attese mediamente del 7,9%, un valore anche superiore alla media degli ultimi cinque anni, ai massimi dall’ultimo trimestre del 2010. Rilevanti i risultati che si sono registrati per il settore tecnologico e per quello legato ai beni di consumo, dove i rispettivi “big” del settore hanno (ancora una volta) sorpreso il mercato.

  • Per Amazon il primo trimestre si chiude con l’utile per azione in rialzo da 1,48 dollari agli attuali 3,27 dollari, contro una stima di 1,24 dollari. Un risultato sorprendente, cui si accompagna anche l’ottimo dato sui ricavi, in crescita del 43% rispetto allo scorso anno, a quota 51,04 miliardi di dollari.
  • Dal fronte tecnologico a spiccare sono i risultati di Alphabet, la capogruppo di Google. L’utile per azione ha toccato i 13,33 dollari, in deciso rialzo dai precedenti 7,73, con i ricavi netti in salita del 26%, a 31,15 miliardi di dollari.

Complessivamente il tasso di crescita annuale degli utili si attesta al 24,4%. Un risultato raggiunto grazie al positivo contributo soprattutto del settore energetico, rinvigorito dalla positiva dinamica del petrolio che – sulla scia dei timori geopolitici – da inizio anno segna una performance del 17% (osservando il WTI del Texas). Bene anche il settore legato ai materiali, l’unico interessato positivamente dai dazi su acciaio e alluminio promossi da Trump, il settore tecnologico e il finanziario, che vede risultati in crescita anche grazie al proseguo del ritmo dei rialzi della FED.

Il positivo andamento degli utili è stato confermato anche dalla dinamica dei ricavi. Il 77% delle società ha infatti battuto le stime degli analisti, ottenendo un risultato migliore mediamente dell’1,3% rispetto a quanto preventivato. Il tasso di crescita dei ricavi dell’ultimo anno si porta all’8,5% e si classifica come il dato migliore dal terzo trimestre del2011.

Anche in questo caso il settore che ha registrato il miglior risultato in termini di incremento dei ricavi è quello tecnologico. Il settore delle telecomunicazioni risulta invece il più fragile sotto questo aspetto, riflettendo le difficoltà nel processo di trasformazione/ rivoluzione digitale in corso negli ultimi anni per il settore.

In termini di valutazioni, osservando il mercato statunitense tramite l’andamento del rapporto prezzo/utili (un indicatore utile a capire se il mercato è “in saldo” o “troppo caro”), emerge che, sì, il mercato è leggermente più caro rispetto alla sua media di lungo periodo (il rapporto viaggia sui 16 punti contro una media decennale di 14,3), ma la correzione subita nei mesi scorsi ha contribuito ad abbassare questi valori. Infatti il price/earnings medio dell’ultimo anno si attesa sui 16,5 punti, valore più alto dei 16 punti attuali.

Sempre in termini di valutazioni, in questo primo trimestre tra i settori considerati più cari figurano l’energetico e i beni di consumo, mentre tra quelli più “a sconto” compaiono le telecomunicazioni e il finanziario, che sta riprendendo quota dopo gli anni a tassi zero scanditi dalla FED.

Cosa ci attende per il futuro?

Nonostante la crescita globale sia attesa solida ancora per tutto il 2018, le aspettative sui risultati aziendali dei prossimi mesi evidenziano un rallentamento nell’espansione di utili ericavi: per il 2018 si parla infatti di un aumento degli utili del 19,5%, accompagnata da un incremento dei ricavi del 7,2% annuo. Risultati comunque positivi, ma in calo rispetto a quelli di questo primo trimestre 2018.

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