Che cosa dicono i dati

L’indice dei prezzi al consumo (ossia l’indice che misura l’inflazione) è cresciuto dell’1,8% nel mese di gennaio, superando le previsioni che lo vedevano all’1,6%, toccando così il massimo registrato nel 2013.
Tuttavia, il Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha affermato che un lento declino della disoccupazione, una piccola crescita economica e un’inflazione guidata dai prezzi dell’energia non sono fattori definitivi per ridurre lo stimolo monetario attuale.

Per inflazione guidata dai prezzi dell’energia s’intende che vi sono due particolari indici che misurano l’inflazione:

  • l’inflazione “All-Items”;
  • l’inflazione “Core”.

Una differenza tra le due misurazioni è che la prima comprende appunto la componente del settore dell’energia (il quale al suo interno contiene il petrolio) al contrario della seconda che ne è depurata. 

Andando a paragonare l’inflazione “Core” con quella “All-Items”, si nota che la prima è rimasta totalmente piatta ormai da qualche anno, con un valore dello 0,9% rispetto a quella “All-Items” invece cresciuta dell’1,8%.

Detto in altre parole, e questo è il senso delle parole di Mario Draghi, bisogna frenare gli entusiasmi, perché l’aumento dell’inflazione “All-Items” è dovuta principalmente all’aumento dei prezzi del petrolio, dovuta ai recenti incontri di Vienna dove i Paesi produttori (OPEC) hanno siglato un accordo per un taglio della produzione.

Perché è importante?

L’obiettivo primario della BCE è quello di mantenere l’inflazione poco sotto il 2% attraverso la politica monetaria. Un’inflazione intorno al 2% è il primo segno di un buono stato di salute dell’economia. Ciò ha ricadute positive sulla vita di tutti i giorni per tutti i cittadini.

Tuttavia, il fatto che l’inflazione sia tornata a salire potrebbe indurre la BCE a prendere importanti decisioni sulla “pressante” politica monetaria di questi ultimi anni. Se la politica monetaria della BCE dovesse variare,diventando meno accomodante di quanto non sia ora, vi potrebbero essere effettia cascata sui tassi di interesse, il mercato obbligazionario e, probabilmente, le Borse: praticamente l’intero spettro degli investimenti.

Dalle parole di Mario Draghi, però, si evince che la discussione è rimandata.

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