Nessuno l’avrebbe detto qualche tempo fa: i ricchi Paesi del Medio Oriente stanno sempre più diventando un player attivo nel mercato obbligazionario, grazie ad emissioni sempre più numerose per sopperire ai problemi di liquidità dovuti all'andamento volatile dell’oro nero

Perché è importante?

Il drastico calo del valore del petrolio che ha caratterizzato i primi mesi del 2016 ha messo in allarme i Paesi del Golfo. Non è più sostenibile pensare di poter dipendere solamente dall’oro nero, ma è necessario trovare fonti di finanziamento alternativo. Ecco perché nel programma di rilancio dell’Arabia Saudita è presente il ricorso al mercato del debito. I mercati finanziari sono sistemi complessi e interconnessi tra di loro. Per questo motivo è importante per un investitore conoscere che cosa succede anche negli altri poli finanziari e magari poter trovare interessanti opportunità di investimento.

Perché “Gulf Bonds”?

Gulf Bonds o “Bond del Golfo” è il nome che si dà alle obbligazioni provenienti da un'area medio Oriente. Il nome deriva dal fatto che i Paesi che lo compongono, rispettivamente Oman, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Bahrain e Kuwait, si affacciano sul Golfo Persico.

Petrolio e obbligazioni: un rapporto inusuale

Fino a poco fa, i Paesi ricchi del Golfo Persico potevano permettersi il lusso di ignorare il mercato dei bond, scenario del tutto inusuale per noi Europei dato che siamo abituati a vedere nelle nostre economie enormi livelli di obbligazioni Statali. Gli Stati del Golfo usavano i ricavi provenienti dal mercato del petrolio per sopperire ai “buchi di bilancio”. La spesa pubblica veniva impiegata per costruire grattacieli, scuole e grandi opere; allo stesso tempo si donavano ingenti sussidi creando posti pubblici e chiedendo poche tasse ai propri cittadini. Detto in altre parole i Governi non conoscevano la parola indebitamento visto che chiudevano sempre il loro bilancio in positivo grazie agli introiti del petrolio che coprivano le spese in difetto, motivo per cui questi Paesi hanno avuto un livello di crescita esponenziale nell’ultimo decennio.

Il crollo del petrolio e il cambio di rotta

Le cose sono cambiate dal momento che il prezzo del petrolio è passato da più di 100 dollari al barile nel 2014 ad appena 30 dollari dell’anno scorso. Questo è stato senza dubbio l’evento che ha scatenato una raccolta di 66 miliardi in bond sui mercati internazionali per i Paesi del Golfo che, nel suo debutto vede l’Arabia Saudita con 17,5 miliardi in debito, un record che ha generato interesse negli investitori.

La domanda ha superato l’offerta di quasi 4 volte, toccando i 67 miliardi di dollari. Segno che il debito del Golfo è stato accettato a braccia aperte. Il numero di Bond dei Paesi del Golfo è esploso nel 2016 con 187 emissioni rispetto a una media di 10 emissioni negli scorsi 10 anni, solo per il mese di gennaio del 2017 si trovano già 37 emissioni.

Sebbene le agenzie di Rating abbiano ampiamente avvertito sul possibile deterioramento del merito creditizio dei Paesi del Golfo dal momento che ci si attende una crescita dell’economia inferiore rispetto agli standard precedenti, gli investitori appaiono ottimisti in quanto comparando questi bond rispetto ad altri titoli di debito appartenenti a mercati emergenti si nota che i Paesi del Golfo sono visti con una bassa probabilità di default e quindi una maggiore appetibilità.

Qualche numero sul debito del Golfo

L’afflusso a una vendita di bond così importante ha creato un nuovo centro di gravità. Il valore del debito dei mercati emergenti è stato di 482 miliardi di dollari nel 2016, aumentato del 46% rispetto all'anno prima. Malgrado la raccolta di moneta dai bond, molti economisti pensano che il deficit negli Stati del Golfo è ancora presente e sostanziale, segno che il record di emissioni obbligazionarie potrebbe essere battuto ancora nel 2017.  È di questo avviso la banca d’affari Merrill Lynch, che prevede che vi saranno maggiori emissioni malgrado i prezzi del petrolio siano tornati su 50 dollari al barile.

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