Questo 2018 sarà ricordato come un importante anno di transizione. Mentre volgono al termine le politiche accomodanti delle principali banche centrali, la guerra commerciale ora in corso a colpi di dazi sta minando la tenuta dell’attuale contesto economico e geopolitico, con le principali potenze mondiali (Stati Uniti su tutti) impegnate a trovare nuovi accordi. E per i restanti mesi dell’anno il copione non sembra essere destinato a cambiare. Nel nostro Paese, per tutto l’autunno sarà verosimilmente in primo piano la politica economica, con i relativi riflessi su azionario e obbligazionario, considerando anche che entro fine anno andrà approvata la Legge di Bilancio 2019. Di seguito i principali appuntamenti dell’ultimo quadrimestre del 2018.

Settembre: Fed verso un nuovo rialzo dei tassi

Ripresa dei lavori “soft” a settembre. Dopo un agosto decisamente vivace, contrassegnato dal ritorno sui mercati finanziari della Grecia e dalle tensioni in Turchia e Russia che hanno indebolito gli emergenti, con l’avvio dell’autunno è atteso anche il terzo rialzo dei tassi della Federal Reserve. Le parole del presidente della banca centrale Jerome Powell al simposio di Jackson Hole a fine agosto hanno confermato l’attuale ritmo di rialzo dei tassi, ritenendolo “appropriato se la ripresa resta solida e la crescita economica continua come ora”. È in pratica quasi certo che il corridoio dei tassi della banca centrale passerà al 2%-2,5%. Dal primo meeting della BCE dopo la pausa estiva non sono invece attese mosse operative sui tassi: l’unico aggiornamento riguarda la riduzione degli acquisti nell’ambito del Quantitative Easing, che passeranno da 30 a 15 miliardi di euro mensili.

Ottobre: corsa contro il tempo per la Brexit

Siamo, almeno sulla carta, alle battute finali per la Brexit. Secondo la tabella di marcia iniziale, infatti, questo mese dovrebbe essere quello conclusivo per le trattative e le negoziazioni tra Londra e Bruxelles, prima del “divorzio” ufficiale previsto per il prossimo marzo: nel periodo tra le due date, sempre secondo la timeline, gli accordi raggiunti dovrebbero passare al vaglio delle istituzioni europee. Tuttavia, sul finire dell’estate si sono infittite le indiscrezioni su una possibile proroga utile a evitare lo scenario del “no deal”.

In Italia a tenere banco sarà ancora il dialogo tra Roma e Bruxelles sulla Legge di Bilancio del 2019. Entro il 15 ottobre infatti dovrà essere presentato agli altri stati membri dell’unione il testo della nuova manovra, prima del passaggio in Parlamento e l’approvazione entro fine anno. L’attenzione verso questo appuntamento sarà alta, visto anche il recente aggiornamento del rating sul debito del nostro Paese deciso da Fitch. L’agenzia ha aggiornato a negativo l’outlook sull’Italia: i timori che le riforme del nuovo Governo possano peggiorare i conti pubblici hanno determinato questa scelta. Attesa anche per l’aggiornamento del rating - entro fino mese - di S&P e Moody’s.

Uscendo dai confini europei occhi puntati sui Mercati Emergenti. A tenere banco nei primi giorni di ottobre saranno le elezioni in Brasile, di cui è atteso il primo turno domenica 7. L’ex presidente Lula, che sta scontando in carcere una pena di 12 anni per corruzione, ha dichiarato di volersi ricandidare e i sondaggi a fine agosto risultavano dalla sua parte: le stime gli assegnano il 35%, contro il 22% dell’avversario Jair Bolsonaro, esponente del partito liberalsocialista brasiliano.

Novembre: Trump alla prova di metà mandato

Rimaniamo nel vasto continente americano, salendo però di latitudine. Dopo le elezioni in Brasile arriverà il primo vero banco di prova per la presidenza Trump: le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Il voto, previsto per il 6 novembre, oltre a eleggere i rappresentanti del Congresso USA servirà a individuare il grado di consenso attorno allalinea politica del presidente Donald Trump. Un termometro importante, di cui tenere il giusto conto in preparazione delle elezioni del 2020. Le tensioni geopolitiche e commerciali, insieme a quelle interne allo stesso Partito Repubblicano, sul finire dell’estate posizionavano Trump sopra al 40% di approvazione del suo operato fra gli elettori secondo YouGov, società di ricerca che raccoglie dati tramite sondaggi su scala globale.

Dicembre: politiche monetarie sotto i riflettori

Ed è in questo mese che si concentra il più alto numero di eventi finanziari previsti per l’ultima parte dell’anno. Su tutti, le riunioni delle tre principali banche centrali al mondo: Stati Uniti, Eurozona e Giappone. Dalla Federal Reserve non è da escludere un nuovo ritocco all’insù dei tassi d’interesse, in linea con il ritmo di aggiustamento perseguito da Powell. La BCE di Draghi terminerà il tapering, ossia gli acquisti mensili di obbligazioni governative e corporate, ma garantendo comunque il proseguimento del reinvestimento dei titoli in scadenza. Tassi ancora fermi, invece: se ne riparlerà nel 2019. La realtà in Giappone è ancora diversa: qui i tassi rimarranno in territorio negativo (-0,1%) e gli acquisti del Quantitative Easing andranno avanti, ma il board dell’istituto risulta già oggi non più coeso come in passato. Anche in Giappone, con l’economia ora in buona salute, le politiche monetarie accomodanti hanno le ore contate.

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