I prezzi delle materie prime a livello globale continuano a registrare pressioni al ribasso, scendendo al di sotto dei minimi toccati durante la Grande Recessione del 2008.  

Il Bloomberg Commodity Index, indice costituito da 22 prodotti quotati ha, infatti, toccato i minimi dal 2002. A pesare all’interno dell’indice non sono solo i metalli preziosi come l’oro (ai minimi da 5 anni), quelli industriali con l’alluminio o il rame (il prezzo più basso risale luglio 2009), ma anche il greggio e i prodotti alimentari come lo zucchero (che non smette di deprezzarsi da quattro anni) e i cereali. Insomma, si tratta un declino generalizzato.

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Quali sono le cause di questo crollo delle commodity?

Sicuramente la debole crescita della domanda di materie prime, in particolare quella cinese. A ciò si è aggiunto un dollaro USA forte, che penalizza la domanda di materie prime denominate, appunto, in divisa statunitense.

Inoltre l’apprezzamento del biglietto verde riduce i costi di produzione in valuta locale, favorendo la produzione di materie prime e l’eccesso d’offerta.

Infine, la sovrapproduzione di commodities, favorita dal rally dei prezzi delle materie prime conclusosi nel 2008, ha stimolato i produttori a effettuare investimenti ed ha portato, oggi, ad un eccesso di offerta, con conseguente impatto negativo sui prezzi.

All’orizzonte non si vedono cambiamenti repentini, anzi: il rallentamento delle economie Emergenti potrebbero ulteriormente contribuire alla riduzione dei prezzi, almeno nel breve termine.

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