Cos’è successo negli ultimi giorni?

Tanto è stato positivo il mese di gennaio, partito con il piede sull’acceleratore sui mercati azionari, tanto è stata negativa la prima settimana di febbraio, quando si sono registrati drastici cali, globalmente diffusi e che hanno praticamente azzerato le positive performance da inizio anno.


Una correzione significativa che ha alimentato l’incertezza sui mercati finanziari. E una misura dell’aumento di questa incertezza è data dall’indice VIX, che riassume la volatilità del principale indice americano, l’S&P 500, il quale nel giro di un mese è passato dai 9 punti di inizio gennaio a quota 50 punti (intraday) lo scorso 6 febbraio, per poi ritracciare sulla soglia dei 30 punti. Valori così alti del VIX non si registravano dai giorni di fibrillazione dell’estate 2015, quando i timori di un rallentamento dell’economia cinese misero il terrore addosso ai mercati.

Cosa è successo? Secondo la lettura più condivisa, potrebbe essersi trattato di un primo“sintomo”del ritorno alla normalità. Ovvero: c’è stata la crisi finanziaria ed economica, e le banche centrali sono intervenute per farvi fronte. Come? Portando i tassi di interesse – e quindi il costo del denaro – a zero e comprando obbligazioni pubbliche e private. In un modo e nell’altro, hanno immesso una straordinaria liquidità nel sistema economico dando sostegno agli Stati, alle imprese e di riflesso alle famiglie. Pian piano, questa poderosa cura ha raggiunto i risultati che si prefiggeva di raggiungere: il Prodotto Interno Lordo è tornato a crescere, così come l’occupazione e i salari.

Le banche centrali ora si aspettano che la prossima a risalire sia l’inflazione. Il che sarebbe l’ulteriore segno di un’economia tornata in carreggiata. Ma un’inflazione non può salire troppo, altrimenti diventa essa stessa il problema: ecco allora che le banche centrali, praticamente in ogni parte del mondo, hanno fatto sapere che si stanno preparando ad aumentare i tassi di interesse (Fed e BoE lo hanno già fatto nel 2017) e a mettere la parola “fine” agli acquisti straordinari di asset (il cosiddetto quantitative easing). La turbolenza di inizio febbraio potrebbe essere stata in parte alimentata non dal timore che tutto ciò accada – è certo che accadrà e i mercati l’hanno già scontato – ma dall’ansia che possa accadere più in fretta e in modo più aggressivo di quanto messo in conto finora.

Cosa potrebbe influenzare l’andamento dei mercati nei prossimi mesi?

Al di là delle ipotesi e delle suggestioni, è utile mettere a fuoco alcune considerazioni sullo stato attuale dell’economia e dei mercati finanziari, in modo da individuare i fattori salienti che potrebbero influenzare il mercato e i nostri investimenti in futuro.

  • Politica monetaria. Negli Stati Uniti i recenti dati sull’occupazione e sui salari hanno ancora una volta confermato il buono stato di salute del Paese, alimentando tuttavia qualche ansia su una ripresa dell’inflazione più “veloce” del previsto, cosa che spingerebbe la Federal Reserve, la banca centrale USA, ad accelerare il rialzo dei tassi di interesse. Questo ritorno alla “normalità finanziaria” comporterebbe un aumento del costo del finanziamento per le imprese, andando così a eroderne gli utili e, in ultimo, i prezzi di Borsa. Nell’Eurozona, invece,è ancora presto per parlare di rialzo dei tassi, come ha di recente confermato il presidente della BCE Mario Draghi.Tuttavia, gli acquisti mensili scesi da 60 a 30 miliardi di euro faranno venire meno un’importante fonte di domanda sul mercato obbligazionario sia governativo che corporate, determinando così un aumento dei rendimenti.
  • Economia. Complessivamente l’economia mondiale gode di buona salute: il PIL risulta in crescita pressoché ovunque, come anche confermato dagli ultimi dati sui PMI che delineano un quadro di globale espansione. Gli ultimi dati di gennaio parlano di una crescita che continua sia in Europa (con l’Italia ai massimi da sette anni), sia in Cina e Brasile. In lieve calo, ma comunque saldamente positivi, i valori negli Stati Uniti e in India.
  • Industria. Dal fronte aziendale, le valutazioni del mercato riflettono il buono stato di salute dell’economia complessiva: guardando ai valori fondamentali di bilancio, le aziende dei Paesi Sviluppati godono ancora di buona salute, con valori in linea con le rispettive medie storiche.
  • Politica. Il fattore politico può essere una variabile se non decisiva quantomeno importante. Archiviate le sfide elettorali del 2017, l’anno in corso dovrà superare l’ostacolo delle elezioni politiche del nostro Paese e quelle di metà mandato negli Stati Uniti, tra le altre.

Come gestire gli investimenti in queste fasi di incertezza?

Il risparmiatore che vuole gestire al meglio la sua “vita finanziaria” dovrà tenere bene a mente due imperativi categorici:

  • diversificare  un  portafoglio diversificato rappresenta l’arma principale con cui affrontare i movimenti turbolenti del mercato: il giusto mix di azioni e obbligazioni è in grado di assorbire i contraccolpi nelle fasi più agitate, garantendoci nel lungo termine risultati soddisfacenti;
  • definire l’obiettivo e l’orizzonte temporale – stiamo per caso investendo per un progetto futuro, come la pensione o la casa? Sì? Allora non ha senso “fissarsi” su cosa fanno e come si muovono i mercati minuto per minuto, ora per ora e giorno per giorno. Un atteggiamento così “teso”può portare l’investitore meno esperto a trarre considerazioni fuorvianti e, soprattutto, a prendere le decisioni sbagliate.

Per concludere, anche le fasi più incerte del mercato possono essere affrontate con tranquillità se la nostra soluzione d’investimento è costruita con le solide basi della diversificazione, avendo ben chiaro l’obiettivo del nostro investimento. Un investitore più consapevole è in grado di resistere e di fronteggiare al meglio l’inevitabile ritorno della volatilità sui mercati, evitando così di commettere i tipici errori studiati dalla finanza comportamentale.

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