La nazione che ha scatenato l’innesco della crisi europea del 2009 è tornata sul mercato dei capitali, emettendo un’obbligazione governativa con scadenza nel 2022. Ricordiamo che, appena il mese scorso, la Grecia era preda dei propri creditori (Banca Centrale Europea, Commissione Europea e Fondo monetario Internazionale) in merito alla delicata questione sull’ottenimento di una tranche di denaro da 8,5 miliardi di euro per il pagamento di una scadenza di debito a breve, un’operazione che ha permesso al Paese Ellenico di restare a galla, almeno nel breve periodo.

L’ultima emissione di un’obbligazione da parte della Grecia risale a più di tre anni fa. Il motivo di tale esilio dai mercati è stato principalmente dovuto allo stress finanziario del Paese: a tal proposito gli investitori, volendo concedere denaro, richiedevano tassi troppo elevati che finivano per non essere convenienti al debitore, già alle prese con una difficile situazione finanziaria. Malgrado le passate difficoltà, il Governo greco è riuscito comunque a piazzare l’obbligazione ricavandone 3 miliardi di euro; il 44% del nuovo bond è stato acquistato da investitori americani, mentre solo il 14% è finito nelle mani dei greci.

Al momento, il rendimento a scadenza ( Yield to maturity) del nuovo bond è circa il 4,62%, un valore comunque molto più basso rispetto ad uno di pari scadenza di qualche anno fa. Che il rischio della Grecia sia con il tempo diminuito e abbia permesso al Paese di ritornare a finanziarsi con tassi convenienti?

Per rispondere a tale domanda, siamo andati a prendere i rendimenti di un titolo obbligazionario greco più generico, un decennale. Cerchiamo di capire cosa è successo, analizzando il trend:

Erano gli anni caldi del 2012 dove i rendimenti dei titoli greci sono arrivati a superare il 30%, periodo in cui il Presidente della Banca Centrale Europea se ne uscì con la storica frase “whatever it takes”, per evitare che i Paesi più deboli dell’Unione venissero spazzati via dalla speculazione.

Dopo quel periodo, la Grecia si è trovata nuovamente in crisi nel 2015 principalmente dovuto al risultato del referendum della Grecia e ai timori dell’uscita della Grecia dall’Eurozona. Ricordiamo che il referendum era legato ad accettare le condizioni di bail out poste da Commissione EU, FMI e BCE. Dopo tali avvenimenti la situazione, sembra essere migliorata, infatti al momento i rendimenti sono rientrati quasi ad un livello simile a quello pre-crisi del 2009.

Sui mercati, il peggio sembra essere alle spalle, anche se sia l’Europa sia il Governo greco dovranno lavorare sodo per riportare il Paese in uno stato di stabilità economica, visto che restano ancora enormi macigni da superare, come il rapporto debito/PIL fermo al 180%, il tasso di disoccupazione al 22,5% e una crescita al momento assente, anche se le previsioni per il 2017 e il 2018 sembrano essere positive. 

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