All’alba dell’elezione di Trump come nuovo Presidente degli USA, i mercati finanziari globali avevano reagito in modo impulsivo, come se fossero stati colti di sorpresa. Trump, infatti, è stato in grado di spiazzare tutti, ribaltando ogni tipo di pronostico.
La reazione negativa è durata però ben poco: i mercati si sono calmati soprattutto a seguito del primo discorso del neo presidente, in cui Trump ha smorzato i toni mantenendo un profilo molto più istituzionale rispetto al periodo della campagna elettorale. Gli investitori sembrano aver accantonato, almeno per il momento, i timori circa la fattibilità del programma politico ed economico di Trump. I mercati hanno ripreso la loro salita e l’oro, bene rifugio per eccellenza, si muove verso il basso.
Eppure il settore tech americano fatica a riprendersi.

FANG

Si sa, l’economia ama gli acronimi. Ne esiste uno che sta andando per la maggiore a Wall Street ed è FANG. Questo acronimo altro non è che l’insieme delle iniziali di Facebook, Amazon, Netflix e Google, ovvero le società pià grandi ed importanti che offrono servizi tramite il web.

Ebbene, il giorno dopo l’elezione di Donald Trump queste società hanno registrato perdite sigificative: nella giornata di giovedì 10 novembre hanno lasciato sul terreno circa l’1,9% trascinando così al ribasso l’indice Nasdaq100 di oltre 1,6 punti percentuali. Le vendite sono proseguite anche il giorno successivo, anche se i cali sono stati più contenuti. (fonte Bloomberg).
I motivi di queste vendite sul mercato tecnologico sono le più disparate. La prima fa riferimento al timore delle politiche commerciali del neo presidente oltre Oceano, principale mercato per tutte le tecnologie made in USA. Trump, in periodo di campagna elettorale, aveva fatto parlare di sé proponendo in campo commerciale una netta virata protezionista con l’obiettivo di ‘rimettere l’America al centro’.

Una seconda ipotesi che potrebbe spiegare il recente crollo del comparto tech è legata ad una serie di vendite sui titoli che sono cresciuti più dell’11% nel corso dell’anno: in questo caso si tratterebbe in sostanza di normali prese di beneficio (o Profit Taking), ovvero di vendite generate dagli investitori ormai soddisfatti dei risultati raggiunti dal titolo e che preferiscono così liquidare la propria posizione, attraverso la vendita del titolo.
In questo momento gli investitori sembrano guardare soprattutto al settore finanziario e ai produttori di commodity, che maggiormente beneficeranno dei tagli di tasse e della spesa pubblica promessi da Trump. 
La terza idea alla base del forte calo dei titoli tech USA, forse la più ‘complottista’ è legata al fatto che il settore non aveva dichiarato grandi simpatie per Trump durante la campagna elettorale. Sulla base di alcuni statistiche i contributi dati a Hillary Clinton provenienti dall'industria internet, sono stati 114 volte quelli dati, dallo stesso settore, a Donald Trump. 

 

 

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