La situazione di stallo

Riprende il braccio di ferro tra i creditori della Grecia (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Commissione Europea), e il Governo Tsipras in vista del rilascio della nuova tranche di fondi (da 7,2 miliardi di euro) essenziale per il pagamento delle scadeze di luglio.

Non è stato ancora trovato un accordo definitivo, ma le parti sono consapevoli che bisogna stringere i tempi. Infatti, la data limite dettata principalmente dalla scadenze politiche (a marzo si vota in Olanda) è il prossimo 20 febbraio, giorno in cui è fissata la prossima riunione dell’Eurogruppo (che riunisce i ministri delle finanza dei paesi della zona euro).

Perché è importante?

Lo spettro di una possibile “Grexit” torna ad aleggiare nell’Eurozona, come anche riportato dal vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, che ha dichairato come “l’intera Eurozona rischia di dover sopportare un nuovo periodo di instabilità finanziaria”. Quest’ultima, in sinergia con un fragile contesto politico, rischia di riflettersi anche sui paesi più deboli: Italia in primis, come dimostrato dalla recente impennata dei rendimenti dei titoli di Stato del nostro Paese.

Difficili negoziazioni

Un accordo tutt’altro che semplice, date le discordanze interne tra gli stessi creditori, oltreché quelle con il Governo ellenico. Le parti in gioco cercano un equilibrio difficile da raggiungere, ma necessario per evitare il default del Paese e rinnovare il piano di finanziamento triennale da 86 miliardi di euro partito nell’estate del 2015, indispensabile alla Grecia data l’attuale impossibilità del Governo di poter reperire fondi sui mercati finanziari (almeno fino al 2018).

Da un lato del tavolo troviamo la Commissione Europea, capitanata in primis dai ministri di Germania e Olanda, che chiedono il rispetto di precisi obblighi di bilancio, tra cui il raggiungere il 3.5% di avanzo primario rispetto al PIL. Un valore considerato “insostenibile” per la fragile economia greca da parte del Fondo Monetario Internazionale (FMI) di Christine Lagarde, dall’altra parte del tavolo, secondo cui si rischierebbe di spingere il Paese ancor più in difficoltà e che, date queste condizioni, non vedrebbe la partecipazione del Fondo alla nuova operazione. Infatti, secondo il FMI, sarebbe maggiormente auspicabile un obiettivo di avanzo primario da raggiungere di circa 1.5% e una riduzione (haircut) del debito, ora a circa il 180% del PIL, aspetto che vede la forte opposizione da parte della Commissione Europea soprattutto nell’attuale periodo pre-elettorale, che comunque ritiene indispensabile la presenza della figura del FMI nell’operazione di rinegoziazione del piano.

In queste ultime ore, si discute su misure di risanamento preventive da applicare in caso di mancato raggiungimento degli obbiettivi di bilancio. Tuttavia, per il momento il premier Tsipras ha tassativamente rifiutato proposte che possono gravare ulteriormente sulle finanze pubbliche del Paese. Vedremo.

Il mercato percepisce il “rischio”

La diretta conseguenza sul mercato finanziario si è prontamente concretizzata con un incremento del rendimento offerto dai titoli di Stato greci, sinonimo della percezione di una maggiore rischiosità verso il Paese di Tsipras da parte degli investitori. Il grafico sottostante mostra le “curve” dei rendimenti offerti (lungo diverse scadenze) un mese fa e oggi: è evidente come la curva attuale descriva rendimenti maggiori proprio in virtù delle precedenti considerazioni.

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