Dopo meno di un anno dai tragici eventi di Charlie Hebdo, Parigi e l’intero mondo occidentale hanno vissuto un altro weekend di terrore. Gli attentati del 13 novembre non sono altro che la manifestazione più cruda e violenta dell’instabilità al di là del Mediterraneo.
Il sogno di cambiamento che ha dato origine alla “Primavera araba” si è trasformato in una triste illusione e da allora il Medio Oriente e il nord Africa sono una polveriera. L’irrisolta questione libica e il conflitto diplomatico tra l’Occidente e la Russia hanno alimentato i rischi geopolitici e indebolito i rapporti internazionali. 


La reazione dei mercati

Le Borse asiatiche – le prime a riaprire dopo il weekend di terrore – hanno subìto perdite contenute (Giappone -1,04% e Australia -0,94%) e il tragico evento non è sembrato pesare in modo significativo sul volatile mercato cinese (+0,48%).
In Europa ha prevalso una certa incredulità. I principali listini europei hanno aperto in leggero ribasso per poi chiudere in parità: FTSEMIB -0,1%, DAX +0,0% ed Eurostoxx50 +0,0%. Negli USA, invece, i mercati hanno chiuso in positivo con l’S&P500 in rialzo del+1,5% eil Nasdaq del +1,2%.
La Borsa di Parigi ha aperto in territorio negativo (-1,0%), per poi riallinearsi agli altri indici europei (-0,1%).
Sul fronte obbligazionario i rendimenti sono rimasti stabili, con il decennale francese intorno allo 0,87% e lo spread BTP/Bund fermo sui 100 punti.
Come spesso accade nei momenti d’incertezza, l’oro ha guadagnato circa un punto percentuale, interrompendo il trend negativo della settimana precedente. 
Nella prima giornata di Borsa dunque, i mercati hanno reagito senza troppi scossoni. Può essere utile, in questa sede, capire come si sono comportati in passato i mercati finanziari dopo eventi di questo tipo. 


Impariamo dalla storia

Negli ultimi 10 anni, lo ricorderete, l’Occidente è stato oggetto di altri attacchi terroristici: in tre occasioni il bilancio di vite umane è stato particolarmente pesante e questi tragici eventi hanno inciso molto sull’opinione pubblica e, quindi, sui mercati finanziari:

  • l’11 settembre 2001 a New York,
  • l’11 marzo 2004 a Madrid,
  • il 7 luglio 2005 a Londra. 

Come riporta il grafico sottostante, in queste tre occasioni il mercato ha reagito negativamente, per poi recuperare in modo piuttosto rapido. 

 

Dopo l’attacco alle Torri Gemelle, la Federal Reserve Bank decise di chiudere il mercato per una settimana. Alla riapertura, la Borsa lasciò sul terreno più dell’11% in sole 5 giornate di scambi, per poi recuperare in meno di 20 giorni. Stessa evoluzione toccò al dollaro e al titolo di Stato decennale USA. Per quanto riguarda il petrolio, il prezzo del Brent salì del 5,5% per poi ripiegare in 5 giorni.

Durante gli attacchi di Madrid e Londra, la reazione fu meno intensa rispetto all’11 settembre e i mercati recuperarono ancora più velocemente.

Impatto a medio termine

La storia dei mercati finanziari ci suggerisce che gli attacchi terroristici, drammatici sul piano umano, hanno però effetti di breve durata sulle performance dei mercati azionari.

Per quanto il singolo attacco possa essere irrilevante per i vostri portafogli però, il rischio geopolitico non lo è. Non va dimenticato dunque che la situazione in Siria e in Medio Oriente resta delicata, i rapporti tra la Russia e l’Occidente sono fragili e, senza una posizione comune in Europa, l’Isis difficilmente potrà essere sconfitto.

Il rischio di medio-lungo termine è che l’impasse politica e gli interessi contrapposti possano lasciare spazio ad escalation economico-militari che si rifletteranno sulle quotazioni dei mercati.

 

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