Si chiude una settimana dominata dalle riunioni di alcune delle principali banche centrali e dalla prima importante tornata elettorale in Europa. Affrontiamole con ordine.

Le elezioni in Olanda

Sono state il primo ostacolo della corsa verso la sopravvivenza per l’Europa, già indebolita dall’esito relativo alla Brexit dello scorso giugno e dall’ascesa dei movimenti politici anti establishment degli ultimi mesi. Ostacolo superato grazie alla vittoria del partito liberale di Mark Ruttle, che si riconferma Premier del Paese, sconfiggendo il “Partito per la Libertà” di Geert Wilders (euroscettico e populista), che auspicava una “Nexit” in caso di vittoria. In linea con questo risultato, il Front National di Marine Le Pen in Francia, espressione di questa visione critica europea, sta perdendo consenso negli ultimi sondaggi. Sul mercato i primi riflessi positivi sono arrivati dal mercato obbligazionario, dove i rendimenti sui titoli di stato decennali italiani e francesi sono crollati in mattinata per poi risalire una volta la notizia è stata assorbita.

BANCHE CENTRALI

Per quando riguarda il mondo “banche centrali”, a dominare la scena è la FED, che attraverso l’annuncio di mercoledì 15 marzo ha operato il primo rialzo dei tassi del 2017, alzando il range dal precedente 0.5-0.75% all’attuale 0.75-1%. Alla base di questa scelta la Presidente Janet Yellen ha dichiarato che il calo della disoccupazione (al 4.8% ora) e la contestuale ripresa dell’inflazione (che ha raggiunto il target del 2% imposto dall’istituto) sono stati i principali determinanti del rialzo, confermando l’intenzione di procedere con altri due “aumenti graduali” nel corso del 2017. Tuttavia la Presidente ha sottolineato come la FED non “condivide” l’eccessivo ottimismo presente sui mercati americani (che corrono sui massimi storici), dato che, stando alle proiezioni dell’istituto, la ripresa è presente ma prosegue “ad un ritmo moderato”.

Nel mentre anche la Banca Centrale del Giappone ha mantenuto stabile la sua politica monetaria, confermando il tasso di rifinanziamento al -0.1%, lasciando tuttavia possibilità di un rialzo entro la fine dell’anno. Sempre in Asia, la Banca Centrale della Cina (PBOC), ha alzato i tassi di brevissimo termine (a 7,14 e 28 giorni) utili al movimentare liquidità tra gli istituti finanziari del Paese dello 0.1%.

In Europa, la Banca Centrale Svizzera ha lasciato invariato il tasso sui depositi fermo al -0.75%, in linea con le attese del mercato, ribadendo nuovamente come l’istituto stia valutando eventuali interventi sul mercato monetario per controllare “l’eccessiva sopravvalutazione” del franco svizzero.

Infine, l’ultima banca centrale che in meno di 24 ore ha rilasciato importanti dichiarazioni è quella della Gran Bretagna, dove è stato confermato il tasso principale allo 0.25% come atteso dal mercato. Tuttavia il voto non è stato preso all’unanimità: un membro del board (dei nove totali) , osservando un “repentino” rialzo dell’inflazione oltre al target previsto dalla BOE, ha votato per un rialzo allo 0.5%. Un aspetto quest’ultimo che, insieme ai timori relativi alla Brexit, sarà sempre più rilevante nelle prossime riunioni dell’istituto.

 

Perché è importante?

La politica monetaria delle banche centrali impatta direttamente sull’economia reale dei rispettivi paesi. Di conseguenza le decisioni prese da questi istituti hanno una rilevanza immediata, con importanti riflessi sia sul fronte obbligazionario che su quello azionario. Accanto alla politica monetaria si affianca anche la politica fiscale dei governi che, con un’azione congiunta con la precedente, devono instradare l’economia verso la crescita.

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