Gli investitori erano scettici eppure si sono dovuti ricredere: nella giornata di mercoledì 30 novembre a Vienna, i Paesi produttori di petrolio e riuniti nel cartello Opec hanno raggiunto uno storico accordo. Già durante il meeting sono trapelate diverse indiscrezioni e alla fine è arrivato l’annuncio ufficiale: una riduzione di 1,2 milioni di barili al giorno. Questo accordo rappresenta il primo taglio in ben 8 anni. 

Perché è importante

L’eccessiva produzione di greggio, non bilanciata da una domanda in grado di assorbirla, è stata la principale causa del crollo dei prezzi, iniziato nell’estate del 2014, che ha portato il valore del petrolio a dimezzarsi. Un accordo per ridurre la produzione potrebbe permettere alla domanda di assorbire le crescenti scorte e di far crescere il prezzo del greggio.

Cosa prevede l’accordo

Sulla base dell’accordo raggiunto a Vienna, i Paesi membri dell’Opec ridurranno la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno portando così la quota complessiva a 32,5 milioni di barili al giorno. Ma c’è di più: anche quei Paesi che sono formalmente al di fuori dell’Opec taglieranno la propria produzione per 600 mila barili al giorno (300 mila di questi provenienti dalla Russia). Facendo un rapido calcolo, il taglio complessivo sarebbe di 1,8 milioni di barili al giorno, pari al 2% dell’offerta su scala globale (fonte Quartz). Sono stati due anni difficili per il gruppo Opec, che nel 2016 dovrebbe guadagnare 341 miliardi di dollari dall’esportazione di petrolio, ben distanti dai 753 miliardi del 2014 e dal record di 920 miliardi di dollari registrato nel 2012 (fonte Bloomberg).

Vincitori e vinti

Chi ha vinto? Alla fine a spuntarla è stato l’Iran. Se l’Arabia Saudita ha infatti accettato di ridurre la propria produzione di 486mila barili al giorno e l’Iraq, il secondo più grande produttore del gruppo, di 210mila; all’Iran, invece, è stato concesso di alzare la propria produzione a 3,8 milioni di barili al giorno e questo rappresenta indubbiamente una vittoria per il Paese che, da quando è terminato l’embargo, sta facendo di tutto per riconquistare le quote di mercato perse.

La reazione del mercato

La notizia ovviamente non poteva passare inosservata sul mercato: il valore del Brent è salito al di sopra dei 50 dollari al barile (52,10) mettendo a segno un rialzo del 13% e trascinando con sé anche i prezzi delle società del settore Energy e le valute dei maggiori esportatori (fonte Reuters).  

Secondo gli analisti di Goldman Sachs, il prezzo del petrolio non dovrebbe restare, in modo sostenibile, al di sopra dei 55 dollari al barile. Questo è dovuto al fatto che i tagli oggetto dell’accordo lasciano il campo libero agli altri produttori, in particolare ai produttori USA di shale oil che hanno aumentato la produzione del 3%, grazie ad una politica di forte contenimento dei costi.

AdviseOnly