Era atteso ed è successo: giovedì 28 dicembre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sciolto Camera dei Deputati e Senato della Repubblica: l’Italia andrà al voto al termine naturale della legislatura. Lo farà domenica 4 marzo. Un appuntamento che l’Europa e i mercati seguiranno con sicuro interesse. Dopo un 2016 all’insegna del “sì” alla Brexit, dell’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti e dello schiaffo a Matteo Renzi con la vittoria al 60% del “no” al referendum sulla riforma costituzionale e archiviato un 2017 meno estenuante grazie a Olanda e Francia e malgrado Germania, Austria e Catalogna, il 2018 si prepara a lanciare nuove sfide. Oltre che dal fronte catalano, l’euro e l’Ue dovranno guardarsi dall’affermazione in Italia – tutt’altro che improbabile – dei partiti che più incarnano il sentimento di protesta, anche contro la comune casa europea.

Putin non molla, Trump alla prova del Mid-Term

Quello italiano non sarà l’unico appuntamento elettorale dell’anno. Il 18 marzo si voterà in Russia: Vladimir Putin si è ricandidato e se verrà eletto sarà al suo quarto mandato al Cremlino. Il presidente cubano Raul Castro lascerà l'incarico ad aprile. In Messico il primo luglio si terranno le presidenziali per scegliere il successore di Enrique Peña Nieto. Elezioni anche in Svezia, a settembre, e in Brasile, a ottobre. Negli Stati Uniti, a novembre, si svolgeranno le elezioni di medio termine, indette due anni dopo le presidenziali e aventi per oggetto Congresso, assemblee elettive dei singoli Stati e alcuni governatori. Poi i vari G: il Canada di Justin Trudeau ospiterà i leader dei 7 Paesi più industrializzati l’8 e 9 giugno in Quebec, mentre il G20 si riunirà a Buenos Aires il primo dicembre.

USA contro Nord Corea, bottoni a confronto

Altro che auguri di buon anno. “Sulla mia scrivania c’è un pulsante nucleare. L’intera area degli Stati Uniti continentali è sotto il raggio d’azione. Che gli USA non avviino mai una guerra contro di me o il mio Paese”. Così ha parlato il leader nordcoreano Kim Jong-un nel messaggio di inizio anno trasmesso dalla tv di Stato. “Qualcuno lo informi per favore che anch’io ho il pulsante nucleare ma è molto più grande e più potente del suo, e il mio funziona”, la risposta, assai poco distensiva, di Trump. Scontato quindi che le tensioni tra i due Paesi saranno un tema – e che tema – anche nel 2018. 

Le incognite Brexit, NAFTA e OPEC

Su questo sfondo c’è Brexit: un’eventuale impasse nelle trattative, entrate nella seconda fase dopo l’8 dicembre, potrebbe contribuire a far salire la volatilità nei mercati, rimasta sotto controllo per tutto il 2017. Al centro del confronto ci sono ora i termini dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Regno Unito. Restando in tema: ci sarà da capire che fine farà il NAFTA, il Trattato nordamericano per il libero scambio tra Messico, Canada e Stati Uniti. Trump lo ha definito “il peggior accordo commerciale di sempre”: vedremo se l’anno nuovo porterà maggiore chiarezza sui piani della presidenza USA. Fari puntati poi sull’OPEC e su eventuali ulteriori tagli alla produzione di greggio, in occasione della riunione del prossimo giugno.

Il ritorno dell’inflazione

Sia come sia, tutti gli esperti concordano sul fatto che il 2018 possa determinare un risveglio dell’inflazione, sostenuta da una crescita che con tutta probabilità rimarrà solida e sincronizzata. Ciò potrebbe convincere le banche centrali a proseguire sulla via della progressiva rimozione degli stimoli monetari e del rialzo dei tassi d’interesse. La Federal Reserve e la Bank of England hanno già iniziato nel 2017, imitate da Cina, Turchia e Messico. Per contro, la volatilità – rimasta a livelli contenuti durante tutto il 2017 anche in virtù delle politiche monetarie ancora espansive – potrebbe aumentare con il crescere del clima di incertezza.

Parola d’ordine del 2018: diversificare

Se il 2017 è stato un anno “win-win” per azionario e obbligazionario – il primo supportato dalla crescita, il secondo sostenuto dalla bassa inflazione – il 2018 potrebbe far bene all’equity e penalizzare invece il reddito fisso. Si profila, insomma, una situazione di mercato polarizzato, con meno occasioni e più rischio. La parola d’ordine è oggi più che mai diversificazione, per ridurre il rischio di portafoglio evitando di concentrare tutto il capitale in un numero troppo basso di investimenti. Combinare soluzioni e asset class di tipo diverso all’interno del portafoglio ridimensiona l’impatto di ogni singolo investimento sull’andamento del portafoglio stesso.

 

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