Proprio quando sui mercati sembra tornare la calma, l’agenzia di rating Moody’s alza il livello di guardia sulla Cina. A pochi giorni dal raduno del Partito Popolare Cinese, chiamato a discutere sulla strategia economica del Paese per i prossimi 5 anni, Moody’s ha deciso di abbassare l’outlook relativo al profilo di credito del Paese, portandolo da ‘stabile’ a ‘negativo’. L’agenzia di rating mette in guardia gli investitori su due rischi potenziali: da un lato la sostenibilità del debito (pubblico e privato), dall'altro la volontà politica di portare avanti le riforme strutturali.

Tra i compiti più ardui dell’attuale Governo del premier Li Keqiang c’è infatti quello di guidare il Paese verso un’economia di mercato, aperta agli investitori esteri, senza troppe ricadute sull'attuale crescita economica. Una transizione impegnativa.

Nel 2015 il PIL cinese è aumentato del 6,9% e il Governo ha fissato per il 2016 un obiettivo di crescita compreso tra il 6,5% e il 7,0%. L’economia del Paese dunque sembra destinata a decelerare. Il pericolo maggiore è che tale decelerazione possa mettere in ginocchio alcune aziende e il sistema bancario, gettando un’ombra sulla sostenibilità del debito complessivo del Paese (pubblico e privato) che, secondo i calcoli di Bloomberg, nel 2015 ha raggiunto il 246% del prodotto interno lordo.

Negli ultimi mesi, il susseguirsi di dati economici deludenti ha coinciso con il massiccio deflusso di capitali dalla Cina, che ha costretto la Banca Centrale e il Governo ad intervenire per cercare di limitare la volatilità dei mercati finanziari. Il rischio di insostenibilità del debito si è subito trasferito sulle quotazioni dei CDS ( strumenti derivati sul rischio di credito, che consentono di “assicurarsi” contro il rischio default). Il prezzo della protezione rispetto al rischio default della Cina è salito dai 108 punti base di dicembre agli attuali 130, superando le quotazioni dei CDS delle Filippine, un Paese che ha un rating di 5 livelli inferiore a quello della Cina (fonte Bloomberg al 3 marzo 2016).

Nonostante l’aumento del debito e l’evoluzione delle quotazioni dei CDS, Moody’s ha però confermato il profilo di rischio a lungo termine della Cina ad ‘Aa3’, che resta tra i più solidi al mondo. Per l’agenzia di rating il profilo di rischio del Paese può continuare a fare affidamento sui seguenti punti di forza: un tasso di crescita soddisfacente, bassi tassi assoluti d’indebitamento, alte riserve in valuta estera e risparmi domestici.

Tuttavia, nei prossimi 12 mesi Moody’s potrebbe rivedere al ribasso il proprio giudizio, se il Governo depotenziasse il programma di riforme, ma anche rivederlo al rialzo se il Paese riuscisse a “sgonfiare” il peso delle passività delle società statali.

Ora spetta al Governo cinese rassicurare gli investitori. 

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