L’apparente irrazionalità che ci ha accompagnati sui mercati borsistici nelle ultime settimane è stata oggetto di importanti dibattiti tra gli “psicologi” della finanza: essi si dividono tra chi intravede una nascente e profonda crisi e chi predica una normale fase di ribilanciamento tra le varie economie mondiali, dopo le recenti mosse delle banche centrali.

Non volendo addentrarci troppo nella difficile arte della divinazione finanziaria, spostiamo la nostra attenzione sull'oggetto principale di analisi: i mercati finanziari e la loro struttura.

È infatti di pochi giorni fa la notizia del provvedimento della SEC (l’equivalente americano della CONSOB) che ha multato la londinese Barclays per circa 70 milioni di dollari (insieme a Credit Suisse per altri 80 milioni) a seguito di gravi irregolarità informative avvenute nelle loro dark pools. Di cosa stiamo parlando?

Entriamo più nello specifico. Il classico mercato regolamentato è vincolato da normative in materia di requisiti di ammissione, gestione e (in particolar modo) trasparenza: rilevante è l’importanza assunta dall'informazione che riveste il ruolo di determinare, in tempo reale, le migliori condizioni possibili per negoziare gli strumenti.

Le dark pools (“piscine oscure” tradotto alla lettera) sono mercati alternativi di negoziazione in cui gli investitori istituzionali, in forma anonima, hanno la possibilità di movimentare grandi ordini senza alcun vincolo normativo. Questi mercati “interni” hanno la caratteristica di movimentare altissimi volumi con bassissimi costi di transazione; tuttavia la totale mancanza di trasparenza rischia di compromettere la formazione dei prezzi e la liquidità degli strumenti, con conseguenze sui mercati regolamentati e sugli operatori finali.

Tab. 1: Peso delle dark pools delle principali banche

Banca

Quota Mercato

Dark Pool

UBS

14,4%

Credit Suisse

13,6%

IEX

10,7%

DeutscheBank

7,6%

Morgan Stanley

7,2%

JP Morgan Chase

4,9%

Merrill Lynch

4,8%

Barclays

3,9%


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dati aggiornati a febbraio 2016. Bats Global Markets.

Le dark pools non sembrano essere le uniche colpevoli della recente irrazionalità dei mercati. Sul banco degli imputati c’è posto anche per quei sistemi di negoziazione automatizzati che, data la possibilità di operare in frazioni di secondi, creano un effetto “leva” sui mercati, enfatizzando ulteriormente le possibili perdite: stiamo parlando dell’High Frequency Trading (HFT). Molto spesso questi sistemi di trading algoritmico seguono una logica “momentum”, cioè rincorrono il trend prevalente: ordini importanti, magari effettuati in una dark pool, possono quindi scatenare ulteriori flussi, enfatizzandoli.

Per avere un’idea più precisa di quanto la realtà delle dark pools impatti quotidianamente, in termini di quota di partecipazione, sulle negoziazioni nelle principali piazze finanziarie europee ci vengono in aiuto i dati raccolti dal provider BATS CHI X-EUROPE, riportati nella seguente tabella.

Indice

Volume Dark Pools

(controvalore in euro)

Volume di mercato

(controvalore in euro)

Quota in %

FTSE 100

346.749.671

1.308.065.894

26,51%

DAX

46.116.154

175.986.511

26,20%

FTSE 250

90.806.136

352.986.022

25,73%

AEX

46.120.664

199.270.041

23,14%

IBEX 35

95.893.408

438.685.363

21,86%

CAC 40

45.646.111

212.931.743

21,44%

EURO STOXX 50

188.929.835

950.418.154

19,88%

BEL20

5.444.471

28.566.134

19,06%

FTSE MIB

214.816.147

1.590.135.659

13,51%

Controvalore giornaliero. Dati al 19/02/2016. Bats Global Markets.

È piuttosto evidente come questi mercati “oscuri” non siano per nulla marginali.

 

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