Era inevitabile. Tutti si aspettavano una reazione dei mercati alla notizia della decisione degli inglesi di lasciare l’Unione Europea, ma pochi si aspettavano una reazione così violenta. I mercati azionari sono stati segnati dalle vendite. Nel corso di una giornata sono stati bruciati circa 2,08 mila miliardi di dollari riuscendo a battere, così, le perdite registrate durante la bancarotta di Lehman nel lontano 2008 (per intenderci nel giorno in cui il Congresso americano rifiutò l’aiuto da 700 miliardi di dollari i mercati globali bruciarono 1,94 mila miliardi di dollari) e il famigerato ‘lunedì nero’ del 1987 (fonte Reuters).

Dal Giappone, dove il Nikkei ha registrato una performance negativa (-7,92%), passando per l’Europa, dove l’Eurostoxx50 ha segnato -8,62%, fino ad arrivare dall’altra parte dell’oceano, dove l’S&P500 ha registrato un contenuto (se paragonato agli altri mercati) -3,59% le vendite hanno avuto il sopravvento.

La maglia nera delle maggiori perdite registrate venerdì se la contendono l’Italia (-12,48%) e la Spagna (-12,35%) ma alla fine è il FTSEMIB, il nostro listino, a spuntarla e torna ai minimi dal 2013. Paradossalmente il miglior listino ‘europeo’, se ancora così si può chiamare, è quello inglese con il FTSE100 che, dopo aver segnato in corso di sessione un sonoro -9%, alla fine ha recuperato buona parte delle perdite e chiuso la seduta a -3,15%.

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Archiviato il weekend e digerita la notizia le Borse hanno cercato di rialzare la testa ma solo temporaneamente. In Giappone, sulla scia delle rassicurazioni da parte del governo circa possibili interventi sui mercati valutari per stabilizzare lo yen dopo il voto sulla Brexit, il Nikkei ha chiuso a +2,4% (15.309,21 punti). In Europa, dopo un avvio positivo della Borsa italiana e spagnola, tutti i listini europei sono contraddistinti dalle vendite con perdite intorno all’1% (fonte Bloomberg, dati alle 10:30).

Sul mercato valutario la sterlina continua a perdere terreno. Il cambio sterlina/euro scivola ai minimi di fine aprile 2014 (1,20) mentre il cambio nei confronti del dollaro americano crolla a 1,33. Dall’esito del referendum la sterlina nei confronti del dollaro americano ha perso oltre il 10% del valore. Debole anche la valuta europea, che nei confronti del dollaro scambia a 1,1045.

I leader dei 27 Paesi dell’Ue, senza la Gran Bretagna, si riuniranno mercoledì prossimo per discutere di come affrontare la Brexit, come riferito da un funzionario Ue. La partecipazione di Cameron al summit Ue è prevista per la sola giornata di martedì 28 per spiegare agli altri Stati membri l’esito del referendum britannico.

Intanto la BCE, in una nota a metà seduta di venerdì, ha precisato di seguire con attenzione tutte le diverse dinamiche nei mercati finanziari e di operare in stretto contatto con le altre Banche Centrali per assicurare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria nell’area dell’euro. La BCE precisa inoltre che il sistema bancario dell’area euro ha tutte le capacità di tenuta in termini di capitale e liquidità.

 

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