Dopo l’introduzione della scorsa settimana è giunto il momento di entrare nel cuore del mondo Megatrend: il primo tema che affronteremo è quello legato all’ambiente e alle dinamiche ad esso collegate. Si fa un gran parlare di cambiamenti climatici, consumo delle risorse naturali e sviluppo dell’energia rinnovabile… come impatta tutto ciò sul mondo degli investimenti?

Un mondo che cambia in fretta…

Dati alla mano, la situazione non è incoraggiante. Le temperature medie nel mondo sono aumentate di circa 1° centigrado dal 1850 ed una crescita di un ulteriore grado potrebbe causare danni irreversibili all’ambiente. I ghiacciai hanno perso circa i due terzi della loro massa, e la tendenza è in continua accelerazione; le calotte polari si sciolgono al doppio della velocità rispetto a quanto accadeva 50 anni fa. Dall’inizio dello scorso secolo la massiccia attività economica, che ha contribuito allo sviluppo della maggior parte dei paesi del mondo, ha provocato un forte aumento delle emissioni di CO2 - anidride carbonica naturalmente presente nell’atmosfera – che sta causando l’evidente riscaldamento globale.

… e che prova a reagire

È in un simile contesto che si è tenuta nel dicembre del 2015 a Parigi la 21° edizione della Conferenza delle Parti dell’UNFCCC, con un focus speciale sui cambiamenti climatici. Alla sua conclusione è stato siglato l’ormai celebre Accordo di Parigi che si pone come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas serra, in modo da contenere l’aumento della temperatura media terrestre entro 1,5 gradi centigradi in più rispetto ai livelli pre-industriali (al momento è attesa una crescita di 4,5 gradi). Un obiettivo ambizioso, che necessita di sforzi importanti, soprattutto in tema di investimenti. Un aspetto ben sottolineato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), che ha stimato una spesa globale per gli investimenti a favore dell’ambiente pari a 16,5 mila miliardi di dollari da oggi al 2030.

I perché di una cifra monstre come quella calcolata dall’AIE sono ben evidenziati dal seguente grafico. I dati della World Bank parlano chiaro: nel 2014 solamente il 18,9% dell’energia complessivamente consumata proveniva da fonti rinnovabili. È chiaro che c’è ancora molto da fare per far sì che si divenga sempre meno dipendenti dalle fonti inquinanti (combustibili fossili), e sempre più dipendenti dalle energie pulite. 

Dalle fonti inquinanti alle fonti rinnovabili

L’impegno preso a Parigi impone quindi una decisa accelerazione verso un mondo sempre più alimentato da fonti rinnovabili. I destinatari principali del messaggio di Parigi li troviamo tra i paesi emergenti che, ad oggi, hanno ampiamente sfruttato le fonti più inquinanti per alimentare il proprio processo di sviluppo economico: ora è necessario che anche questi paesi si allineino con il resto del mondo sviluppato, che già da un decennio (almeno) è decisamente più sensibile sul tema. Infatti, per i paesi sviluppati non è più necessario parlare unicamente di migrazione dalle fonti inquinanti a quelle rinnovabili, bensì il tema cruciale ora risiede in un utilizzo efficiente dell’energia, sia di quella rinnovabile, sia di quella classica (sempre presente, seppur in misura minore rispetto ai paesi emergenti).
Un chiaro esempio di quanto detto sopra lo troviamo osservando il mercato dell’energia, dedito per circa il 50% alla produzione di energie elettrica, da cui deriva la maggior di produzione di CO2. 

La domanda di energie elettrica è attesa in crescita del 60% da oggi al 2040, una domanda proveniente per lo più proprio dai paesi emergenti. Per rispettare l’Accordo di Parigi e contemporaneamente soddisfare una così grande domanda, sarà necessario operare il tanto sospirato passaggio verso le energie rinnovabili.

Società Low Carbon e investimenti ESG

In quest’ottica crescono, anno dopo anno, le società che all’interno dei loro processi produttivi cercano di essere sempre più attente alle tematiche legate all’ambiente e all’inquinamento. È, ad esempio, di questi giorni la notizia che Volvo, casa automobilistica svedese, dal prossimo anno produrrà unicamente veicoli elettrici ed ibridi; inoltre, anche Francia e India sono intenzionate nei prossimi decenni a far letteralmente scomparire i veicoli a combustione. Concretamente, le società che hanno deciso di intraprendere un sentiero più green, e combattere il cambiamento climatico in corso rientrano nella categoria delle Low Carbon, al cui interno sono presenti le società che hanno modificato il loro processo di produzione in modo da ridurre al massimo la percentuale di CO2 emessa nell’atmosfera.

All’interno di un simile contesto il mondo degli investimenti e del risparmio gestito non rimane di certo passivo: alla fine del 2016 gli investimenti “sostenibili”, meglio conosciuti come ESG (Environmental, Social e Governance) e quindi particolarmente attenti alle tematiche legate all’ambiente e alla sostenibilità, sono cresciuti del 25%, per un totale di 22 mila miliardi di dollari. Una chiara risposta del mondo della finanza all’alert lanciato da Parigi e dall’AIE.

Un’ opportunità da cogliere al volo

Dati gli ampi margini di crescita e di miglioramento del settore, il Megatrend legato all’ecosostenibilità è uno dei filoni portanti del nostro prossimo futuro, sia per la portata degli investimenti che sta attirando, sia per l’effettiva necessità che il nostro pianeta richiede, in modo da poter continuare a garantire un’elevata qualità della vita nel prossimo futuro.

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