Se il 2017 è stato l’anno della grande calma sui mercati, questo 2018 si sta rivelando decisamente più movimentato. Dapprima qualche turbolenza è stata provocata dal timore di una FED più rapida del previsto nel rialzare i tassi, poi sono stati i timori di una “trade war” tra gli Stati Uniti e il resto del mondo a far ballare i mercati, infine nelle ultime settimane gli scossoni sono arrivati da uno dei settori migliori degli ultimi anni, quello tecnologico.

Le statistiche evidenziano chiaramente la cavalcata compiuta negli ultimi anni dal comparto tech, sull’onda di un vero e proprio Megatrend, una rivoluzione che si espande e influenza anche altri settori.

Ripercorriamo le tappe principali.

  • Nell’ultimo decennio, la performance del settore tecnologico ha raggiunto il 197% (in dollari USA), un valore secondo solamente a quello dei beni di consumo, fortemente influenzati dal buon momento economico che stiamo vivendo.
  • Crescita a tre cifre non solo per la performance ma anche in termini di capitalizzazione di mercato. A seguito della crisi del 2008, il settore tecnologico ha infatti tolto lo scettro di “re” del mercato all’indebolito settore finanziario, e la crescita negli ultimi anni è stata dirompente: la capitalizzazione del settore è cresciuta del 170%, contro il 54% del finanziario.
  • Diretta conseguenza di questa crescita è l’aumento del peso del settore tecnologico all’interno del principale indice finanziario degli Stati Uniti, l’S&P 500, il più influente indice azionario al mondo. Nell’ultimo decennio è passato dal 16% del 2008 all’attuale 25%, il valore più importante all’interno dell’indice.

Come si evince dal grafico sovrastante, ogni notizia riguardante il settore tecnologico, essendo oggi il più influente sui mercati azionari, avrà a sua volta un impatto importante sul mercato, sia in positivo che in negativo. E in queste settimane abbiamo toccato con mano quanto può costare una notizia negativa.

A determinare la fase di turbolenza che stiamo ancora vivendo è stato lo scoppio del ribattezzato scandalo “Datagate”, che ha interessato una delle società più importanti del mondo tecnologico, Facebook.

Cos’è successo

A seguito di un’inchiesta congiunta del New York Times e del The Guardian, è emerso che una società di analisi dei dati, Cambridge Analytica, tramite un’apposita applicazione vincolata a Facebook, è riuscita a impadronirsi dei dati privati di circa 87 milioni di utenti del celebre social network senza il loro consenso.

Nell’attuale mondo sempre più tecnologico e interconnesso, i dati social degli utenti registrati dalle più svariate applicazioni rappresentano un’importante opportunità di marketing che fa gola alle società del settore. Infatti, conoscendo meglio gli utenti, si riesce a indirizzare più efficacemente le campagne pubblicitarie. Ma non solo.

Cambridge Analytica è finita nel mirino delle autorità perché ha fatto un passo oltre: avrebbe infatti utilizzato i dati provenienti da Facebook per influenzare l’esito della campagna elettorale degli Stati Uniti nel 2016 e del referendum sulla Brexit.

Nelle ultime settimane il CEO e fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, scusandosi pubblicamente davanti alla Commissione del Congresso statunitense, ha dichiarato di voler collaborare per alzare i livelli di privacy degli utenti del social network, aprendo alla possibilità di una nuova regolamentazione sul trattamento dei dati personali.

Come è stato vissuto lo scandalo sul mercato?

I riflessi di questo turbolenze tecnologiche hanno avuto un impatto significativo sulle società regine del settore: le FANG (Facebook, Amazon, Netflix e Google) dallo scoppio dello scandalo hanno perso circa il 9%, trascinando con sé anche la maggior parte dei listini. 

Comunque sia,“The show must go on”, e da pochi giorni ad allargare le fila del settore tecnologico americano troviamo una nuova società: Spotify. Il colosso svedese della musica in streaming si è quotato a Wall Street, portando così sul mercato i suoi 71 milioni di utenti che, nei 65 Paesi in cui è attivo il servizio, possono ascoltare più di 35 milioni di canzoni. Alla fine del 2017 i ricavi segnavano una crescita del 49%, a discapito tuttavia di una perdita operativa peggiorata dell’8% rispetto al 2016: i diritti pagati agli artisti e alle case discografiche pesano. I primi giorni sul mercato comunque sono stati positivi per Spotify: nonostante le turbolenze dello scandalo Datagate, dalla quotazione del 3 aprile il valore della società è cresciuto del 4%, per una capitalizzazione di mercato di circa 27 miliardi di dollari Usa.

In conclusione: come sta il settore tecnologico?

Più volte negli ultimi anni i ritmi di crescita del settore tecnologico hanno alimentato i timori di una possibile nuova “bolla” finanziaria. Tuttavia, come avevamo già osservato lo scorso anno, i dati di bilancio delle società e del mercato al momento non sarebbero tali da giustificare un simile timore.

Come risulta evidente dal grafico sottostante, il rapporto prezzo/utili di un indice globale relativo al settore tecnologico è oggi leggermente superiore alla media di lungo periodo (24 punti attuali, contro una media di 20,3), ma rimane comunque ben lontano dai picchi pericolosi toccati a ridosso della crisi scoppiata oramai 10 anni fa. Inoltre le prospettive, in termini di vendite e ricavi, rimangono positive anche per il prossimo biennio: un aspetto che riflette la performance attuale del settore, che resta positiva.

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