Il referendum lentamente si avvicina. Il 23 giugno il Regno Unito deciderà se abbandonare l’Unione Europea (la cosiddetta Brexit) oppure continuare a farne parte. Il mercato di solito è anticipatore di molti eventi e, attraverso un’attenta analisi, è possibile intravedere come si stanno comportando gli investitori.

Il mercato inglese, come la maggior parte dei mercati azionari, è stato messo a dura prova nel primo mese dell’anno, accumulando una serie di perdite che piano piano sono state recuperate tra febbraio e marzo. La volatilità è ai minimi ormai da più di sette mesi (fonte Bloomberg) eppure qualcosa sembra muoversi. Se guardiamo il mercato delle Opzioni sul FSTE100, che rappresenta il principale indice azionario Oltremanica, una cosa che salta facilmente all’occhio è che le opzioni con scadenza a 3 mesi hanno raggiunto valori, in termini assoluti, particolarmente elevati rispetto alle opzioni ad un mese.

Per un investitore alle prime armi questo particolare potrebbe apparire insignificante, ma in realtà ci dà un’indicazione molto precisa. Le opzioni sono uno strumento derivato, infatti, attraverso il quale è possibile comprare una protezione contro futuri ribassi del mercato. Dai prezzi delle opzioni è possibile ricavare la volatilità implicita delle opzioni sul FTSE100 e da qui stabilire quali effetti si attendono gli operatori sul mercato a seguito del referendum. 

Il grafico mette proprio in relazione la differenza tra la volatilità implicita delle opzioni sul FSTE100 a 3 mesi, che scadono proprio nel mese del referendum, e la volatilità implicita di quelle ad un mese. Come si può notare, c’è stato un forte incremento negli ultimi giorni, segno che i mercati, nonostante la situazione sia ora abbastanza calma, iniziano un po’ a temere l’esito del referendum, che in caso di vittoria del Brexit potrebbe mettere sotto pressione l’intero mercato azionario UK.

Intanto, il ministro britannico dell’energia, Amber Rudd, ha affermato che l’eventuale Brexit potrebbe pesare sulle bollette degli inglesi per un ammontare pari a circa 500 milioni di sterline l’anno e creare una vera e propria minaccia per la sicurezza energetica del Regno Unito.

La Brexit continua dunque ad essere un rischio da monitorare nel 2016: secondo gli ultimi sondaggi la probabilità concreta che si verifichiè ancora bassa, ma è uno di quegli avvenimenti da tenere comunque sotto osservazione.

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