Sebbene per l’Europa il 2016 sia stato un anno tutto sommato discreto in termini di dati macroeconomici (crescita 1,6% rispetto al 2015 e inflazione 1,8% rispetto all’anno scorso), lo scenario 2017 per i mercati resta abbastanza un’incognita principalmente per la molteplicità degli eventi politici: negoziati per la Brexit, elezioni in Olanda, Francia, Germania e forse Italia. 

Perché è importante?

Il rischio politico si può ripercuotere sui mercati e siccome nel 2017 il ciclo elettorale è piuttosto intenso, monitorare i principali indicatori di rischio può aiutare a monitorare il livello di stress dei mercati finanziari. 

Il primo appuntamento spetta alla Francia. Ricordiamo che in caso di vittoria il partito di Marine Le Pen, il Front National, ha intenzione di “interrogare il popolo con un referendum” per avviare eventualmente il processo di uscita della Francia dall’Euro e dall’Unione Europea. A questo si aggiunge l’incognita delle probabili elezioni anticipate in Italia e le elezioni nel Paese trainante dell’Europa: la Germania. Pensare che è stato creato un indice ad hoc per gli Stati e aree più importanti che misura il rischio politico.

Ecco l’indice che misura il rischio politico dell’intera Europa

Dopo aver raggiunto il picco lo scorso anno con la crisi politica spagnola, l’indice si sta avvicinando pericolosamente ai massimi raggiunti un anno fa. Come è già successo in passato il rischio politico potrebbe ben presto diffondersi sui mercati. Proviamo a capire come. 

Mercati obbligazionari

Di solito è il primo mercato che subisce gli effetti dei rischi politici. Un esempio di pochi giorni fa è l’effetto delle dichiarazioni di Marine Le Pen dopo che ha proposto un referendum per uscire dall’Europa in caso di vittoria alle Presidenziali francesi. Di solito gli strumenti su cui si riversa sono i rendimenti obbligazionari dello stato e di conseguenza lo spread rispetto a un Paese più sicuro (come la Germania).

Mercati azionari

Normalmente l’indice di riferimento per misurare il rischio sui mercati azionari è la volatilità, misurata attraverso il VIX; normalmente ad un alto VIX corrisponde un’alta volatilità e quindi una situazione di mercato “nervosa”.  Va anche detto che il VIX non è però in grado di catturare sempre il vero rischio di mercato, ecco perché molte volte viene messo in paragone assieme ad altri strumenti come “controprova”.

Mercati valutari

Vi sono avvenimenti politici invece che impattano direttamente sulle valute. Due esempi chiari degli ultimi mesi sono la sterlina Inglese e il peso messicano. Il rischio politico derivante dal referendum dove l’Inghilterra è uscita dall’UE e il protezionismo elevato di Trump nei confronti del Messico ha fatto sì che vi siano stati importanti shock negativi di deprezzamento di sterlina e peso messicano rispetto al dollaro.

Altri mercati

Vi sono poi scelte politiche che impattano sui mercati un po’ più esotici, come quello dei derivati. I primi strumenti da monitorare sono i CDS ( Credit Default Swap), che rappresentano un’assicurazione sul fallimento di uno Stato o azienda. Di solito questi sono i mercati più volatili perché si basano molto sui rumors. Un esempio su tutti è il passaggio del valore dei CDS quando vi era timore che la Grecia potesse uscire dall’euro, sull’orlo del fallimento totale. Il valore dei CDS a quei tempi è passato dall’ 8% a circa il 250% nei momenti più critici.
Questo vuol dire, in maniera del tutto semplificata, che se si voleva comprare un’assicurazione per proteggersi dal fallimento della Grecia si è passati a pagarladall’8% al 250%; circa 31 volte in più.

 

 

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