Uno dei principali rischi del 2016 si sta materializzando: il numero di emittenti americani che faticano a rimborsare le tranche di debito ad alto rendimento è in aumento.

Come riporta l’agenzia di rating Fitch[1] il tasso di default del settore energetico USA è salito dal 7,2% di gennaio al 9% di febbraio, mentre nello stesso periodo il tasso di default legato agli emittenti appartenenti al settore dell’estrazione e produzione è salito dall’11,3% al 14,0%.

Cosa sta succedendo?

Da quando il prezzo del petrolio è passato da 100 dollari al barile (settembre 2014) agli attuali 36 (fonte Bloomberg), le aziende energetiche hanno dovuto ridimensionare i propri piani industriali e, per cercare di mantenere i margini di profitto, sono state costrette a rivedere i progetti d’investimento.

Negli USA una buona fetta di piccole aziende legate all'estrazione di petrolio o gas di scisto (in inglese Shale Oil&Gas), presentano debiti finanziari per circa 237 miliardi di dollarisecondo gli analisti Bloomberg e faticano a reggere la competizione. Se la situazione di difficoltà del settore energetico dovesse perdurare, queste aziende rischiano di chiudere i battenti, con potenziali ripercussioni sull'intero settore.

Solo la scorsa settimana due società del settore Oil&Gas USA, cioè Energy XXI e SandRidge Energy, non sono riuscite a pagare gli interessi sui propri debiti finanziari. Queste emissioni in default vanno ad aggiungersi alle altre 9 che si sono verificate nella prima metà del mese di febbraio.

Dove si nasconde il rischio?

Il rischio di default sembra concentrato prevalentemente sulle emissioni più speculative (High Yield), che attualmente offrono un rendimento a scadenza del 19,2%, ben superiore al 5,4% delle emissioni Investment grade (fonte Bloomberg).

Tuttavia, ad oggi, il controvalore complessivo delle emissioni ad alto rendimento pesa circa il 20% del controvalore totale[2] del mercato obbligazionario corporate USA (aziende finanziarie escluse) e le aziende energetiche costituiscono solo al 5% del controvalore totale.

Del resto, quando un intero settore deve far i conti con un cambio di scenario così radicale come è il crollo del prezzo del petrolio che si è verificato,è ragionevole aspettarsi che qualche azienda energetica non riesca a reggere la competizione e quindi sia costretta a chiudere.

In sintesi, la probabilità di default delle emissioni ad alto rendimento legate al settore energetico è oggi da considerarsi piuttosto elevata ma, tenuto conto del peso complessivo sul mercato obbligazionario di questi emittenti, il rischio sull'intero segmento ad alto rendimento (High Yield) dovrebbe essere contenuto.

Il rischio più grande è che una successione di default possa contagiare un importante emittente energetico, con eventuali effetti a catena sul mercato obbligazionario corporate, innescando così una pericolosa spirale negativa.


[1] https://www.fitchratings.com/site/fitch-home/pressrelease?id=999715

[2] Fonte: calcoli di AdviseOnly sull’indice Bloomberg Corporate USA

 

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