Puntuale ogni lunedì la review dei mercati su Yellow Channel: scopriamo cosa è successo nel mondo economico e sui mercati finanziari la scorsa settimana e quali sono gli eventi importanti da segnare sull'agenda, attesi dagli investitori e dagli operatori di mercato.

Overview globale

Nel corso della settimana che ha sancito l’avvio ufficiale della procedura “Brexit”, per la prima volta dall’introduzione dell’euro, l’Eurozona ha subito un deflusso di capitali da parte di investitori esteri. Questo significa che sono stati venduti, piuttosto che comprati, titoli di Stato dei paesi europei che, a seguito dell’introduzione del Quantitative Easing da parte della BCE, hanno subito una netta diminuzione del rendimento offerto e quindi di ”appeal” per gli investitori internazionali. Delle circa 192 miliardi di vendite totali, il 36.45% (70 miliardi di euro) ha riguardato direttamente l’Italia, seguita da Germania e Francia. Infine, cala più del previsto l’inflazione in Germania, Spagna e nell’Eurozona: aspetto che non sarà sottovalutato dal Board della BCE in relazione alle tempistiche di uscita dal QE.

Dagli Stati Uniti, dopo il fallito tentativo di riformare il sistema sanitario attraverso l’abolizione dell’Obamacare, il presidente Trump ha firmato la deregolamentazione del mercato energetico del Paese, promettendo un maggiore supporto all’industria del carbone e del petrolio, col fine di rendere lo Stato “energeticamente indipendente”. Il tutto a discapito del precedente “Piano per l’Energia Pulita” dell’ex-presidente Obama. Dalla FED invece arrivano nuove conferme sul buono stato di salute dell’economia del Paese a stelle e strisce, che nell’ultimo trimestre del 2016 è cresciuto del 2.1% (rispetto all’1.9% atteso), dove tuttavia permangono dubbi sul fronte del mercato del lavoro, dove il tasso di disoccupazione tra le minoranze e le fasce di reddito medio-basso risulta molto elevato (circa 13%).

Da segnalare, infine, sul mercato delle materie prime il crollo di consumo del carbone, che si concretizza in un -48% di nuovi impianti avviati lo scorso anno: determinante in questa dinamica è stato il cambio di rotta di Cina e India, orientati maggiormente verso un’industria più “green”.

Come va il nostro Paese?

È arrivato il placet dalla BCE sullo stato di solvibilità per MPS, che ora può proseguire con la procedura di salvataggio e di ricapitalizzazione precauzionale dell’istituto. Per quanto riguarda la situazione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, conclusa l’operazione di conversione (con adesioni intorno al 70% per entrambe), attendono dalla Commissione Europea il via libera per una nuova ricapitalizzazione da parte dello Stato col fine di avviare la fusione prevista entro fine anno. Dal fronte macroeconomico la BEI (Banca Europea per gli Investimenti) segnala che nel nostro Paese è ripresa la crescita degli investimenti per l’84% delle imprese esaminate nel 2016. Nota dolente invece per l’evasione fiscale e contributiva,che si aggira sui 110miliardi di euro annui: il maggior livello di “sommerso” proviene dai servizi alle famiglie (badanti e colf) dove è pari al 30%, seguito dal commercio e dai pubblici servizi, rispettivamente al 26% e 24%.

Dall’Istat invece dati contrastanti: da un lato gli ordini e il fatturato dell’industria sono diminuiti rispettivamente del 2.9% e del 3.5% rispetto al mese precedente, mentre dall’altro migliora sia la fiducia dei consumatori sia quelle della delle imprese. Sul mercato del lavoro nell’ultimo trimestre del 2016 l’occupazione è cresciuta dello 0.1%, determinato principalmente dagli over 50 nel settore dei servizi.

Infine, da segnalare che la nota della BCE relativa al deflusso di capitali esteri evidenzia una (ovvia) diminuzione del debito italiano in mano estera, alla quota del 31%.

News dalle società

A trainare Piazza Affari in questi primi mesi del 2017 con una performance positiva del 6.22%, il merito, oltreché al recupero dei bancari, è anche da attribuire alle società del settore energetico, tra cui spicca Italgas, che segna il miglior rialzo all’interno dei titoli del Ftse Mib, che chiude il bilancio del 2016 con ricavi per 1.08 miliardi di euro. Riprende l’Offerta pubblica di acquisto di Lactalis sulle rimanenti azioni di Parmalat, dopo che il primo tentativo delle scorse settimane non aveva portato la società francese alla soglia del 90% (ora a quota 89.6%) necessaria alla conclusione dell’operazione.

Da segnalare sul fronte europeo l’abbandono alla trattative di fusione tra la Borsa di Londra (LSE) e quella di Francoforte (Deutsche Börse): l’Antitrust dell’Unione Europea è intervenuta a gamba tesa interrompendo ilnegoziato dato che “avrebbe ridotto in modo significativo la concorrenza e creato un monopolio nel settore”.

 

Il punto del mercato

Settimana positiva per le principali piazze finanziarie e volatilità azionaria ancora sotto la media storica. Sul fronte obbligazionario la contemporanea leggera risalita del titolo di Stato italiano insieme alla discesa del rendimento offerto dal decennale tedesco (-0.1% dalla scorsa settimana), hanno ampliato lo spread fino a quota 197 punti, dai 182 di venerdì scorso.

Sul mercato valutario, l’euro, dopo essersi rafforzato fino a quota 1.09 sul dollaro Usa a seguito della mancata abolizione dell’Obamacare, chiude la settimana con un perdita dell’1%, a 1.06 dollari Usa. Stabile l’oro, mentre riprende vigore il petrolio (+3.74%) in linea con le aspettative di un prolungamento del taglio alla produzione dell’Opec di ulteriori sei mesi.

L’agenda della settimana

  • Europa. Settimana caratterizzata dalla pubblicazione dei valori dei PMI manifatturiero, dei servizi e composito per l’Eurozona, insieme al dato relativo al tasso di disoccupazione di febbraio (ultimo valore al 9.6%). Valori dei diversi PMI rilasciati anche in Francia e in Germania, insieme ai rispettivi dati relativi alla produzione industriale di febbraio. Anche per l’Italia sarà la volta degli indici PMI  e del valore delle vendite al dettaglio del mese di febbraio. In Spagna sarà rilasciato il valore del PIL di marzo. In Gran Bretagna saranno rilasciati i valori degli indici PMI (previsti in rialzo) insieme al valore della produzione industriale di febbraio, attesa su base annua in crescita al 3.4%.
  • USA. Dal mercato del lavoro degli Stati Uniti sarà rilasciato il dato relativo agli occupati del settore non agricolo per cui sono attese 172mila unità, insieme al dato sulla disoccupazione previsto stabile al 4.7 e al valore degli occupati del settore privato. Dal fronte economico sarà pubblicato il valore del PMI del settore manifatturiero (ISM) di marzo atteso in lieve calo a 57 punti (dai 57.7 precedenti). Sarà la volta anche del dato finale di febbraio sugli ordinativi di beni durevoli e industriali attesi, quest’ultimi, in calo allo 0.9%. Infine, da segnalare, il dato di febbraio sulle spese per le costruzioni, che su base mensile risulta in crescita all’1%, dal precedente -1%.
  • Giappone. Saranno pubblicati i valori degli indici PMI del settore manifatturiero, dei servizi e composito, insieme alle attese sull’andamento dell’economia industriale del primi mesi del 2017, attese complessivamente in aumento.
  • Emergenti. In Cina sarà pubblicato il valore dell’indice PMI relativo al settore manifatturiero di marzo. Dal Brasile avremo i valori dell’inflazione e della produzione industriale su base annuale. Infine in Russia oltre al valore dell’inflazione, attesa su base annua al 4.4%, sarà rilasciato il dato relativo alla crescita del PIL quadrimestrale di fine 2016, atteso in recupero allo 0.4%, dal precedente -0.4%.
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