Il nuovo anno è iniziato con la terribile notizia proveniente dalla Turchia: una sparatoria ad Istanbul nella notte di Capodanno, un attentato rivendicato in seguito dall’Isis. Il terrorismo islamico continua a rappresentare una minaccia a livello globale, ed è quella più temuta dagli italiani

La pace è un concetto nobile ma, così come la violenza, ha un suo peso economico ed è anche piuttosto significativo. L’Institute of Economics and Peace ha pubblicato la scorsa settimana il Global Peace Index che ha l’obiettivo di misurare l’impatto della violenza sull’economia globale. 
Il risultato? Parliamo di 13.600 miliardi di dollari americani. Per fare un rapido confronto questa cifra rappresenta il 13,3% del prodotto interno lordo mondiale ed è pari a 1.876 dollari per ogni persona presente nel mondo, 5 dollari circa al giorno. 

MA COME SI ARRIVA A QUESTA CIFRA?

La cifra più alta è rappresentata dalle spese militari che nel 2015 ammontano a 6,2 mila miliardi di dollari. La cifra, anche se è scesa del 10% negli ultimi tre anni, continua a rimanere ben più alta dei livelli degli anni 60. Gli Stati Uniti e la Cina sono i Paesi che hanno le più alte spese militari e rispettivamente pari al 38% e al 10% della cifra mondiale. La spesa complessiva per la sicurezza interna, a livello globale, è pari a 4,2 mila miliardi di dollari mentre le perdite derivanti da crimini e violenza interpersonale sono uguali a 2,5 mila miliardi di dollari. L’impatto economico globale dei conflitti armati nel 2015 è stato pari a 742 milioni di dollari, con i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente maggiormente colpiti.
Queste cifre fanno impallidire gli investimenti a sostegno, invece, della pace che rappresentano solo un misero 2% delle perdite economiche causate dai conflitti in tutto il mondo. Secondo i numeri del report anche solo attraverso una riduzione della violenza di un 10% si riuscirebbe a ‘guadagnare’ una cifra pari a 1,36 mila miliardi di dollari all’anno, l’equivalente delle esportazioni globali di cibo del 2014.

COME FUNZIONA L’INDICE?

Il Global Peace Index considera 163 Stati, da quest’anno anche la Palestina, e fa una classifica sulla base di 23 indicatori qualitativi e quantitativi che possono essere suddivisi in tre grandi aree: 

  • livello di sicurezza di una società
  • livello di conflitto domestico o internazionale 
  • grado di militarizzazione

Viviamo un momento storico molto difficile in cui l’impatto del terrorismo e l’instabilità politica sono purtroppo eventi all’ordine del giorno e questo ha portato ad un peggioramento dell’indice dello 0,53% rispetto all’anno precedente.
Le prime posizioni della classifica, e quindi i Paesi più pacifici, si trovano in Europa con l’Isalnda al vertice del podio, seguita da Danimarca e Austria. La nostra Italia si posiziona ‘solo’ al 39esimo posto tra il Madagascar e lo Zambia.

 

AdviseOnly