Guardando ai mercati azionari, il nuovo anno non è certo iniziato nel migliore dei modi.

Nella prima seduta dell’anno, l’indice CSI300 - relativo al mercato azionario cinese - è crollato del 7% poco prima della chiusura delle negoziazioni. Lo stesso scenario si è ripetuto anche il giorno successivo. Da inizio anno, il calo è del 16%.

Quali sono le principali cause di questi ribassi? 

Da un lato l’introduzione - e successiva sospensione - dei circuitbreakers, ovvero meccanismi di blocco automatico degli scambi in Borsa in caso di forte volatilità, dall’altro i timori sull’effettiva crescita e sostenibilità dell’economia cinese.

Ad alimentare queste preoccupazioni ha contribuito la diffusione di alcuni dati macroeconomici deludenti. Primo tra tutti l’indice PMI composito (Caixin), che a dicembre è tornato sotto la soglia dei 50 punti (sotto tale soglia, la misura indica una contrazione dell’attività manifatturiera), toccando il valore di 48,2, livello minimo da settembre 2015: inferiore alle aspettative degli analisti, che si attendevano un valore intorno a 49.

Va detto che, analizzando la storia dell’anno appena concluso, è possibile trovare altre giornate caratterizzate da forti ribassi, per cui non è il caso di farsi prendere dal panico.Tuttavia non bisogna nemmeno sottovalutare quello che sta succedendo: il mercato cinese è giovane e, in questo momento, gli investitori hanno perso un po’ di fiducia. 

Sarà necessario qualche evento positivo e soprattutto una serie di dati macroeconomici positivi per calmare i mercati... altrimenti il 2016 potrebbe essere un anno parecchio volatile.

 

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