Bassa propensione al rischio, orizzonte temporale breve, scarsa diversificazione, limitata competenza finanziaria: sono questi i grossi limiti dell’investitore italiano che emergono da tutta una serie di indagini, a cominciare da quelle delle autorità che vigilano sui risparmi, ossia Banca d’Italia e Consob. La maggior parte degli italiani non diversifica quasi per niente, fondamentalmente perché sono in media molto poco informati sulle questioni che riguardano l’economia, la finanza e la gestione dei risparmi. Tutto ciò può rappresentare un grosso ostacolo nella costruzione di un portafoglio. Vediamo di rimuoverlo.

Separare la liquidità dagli investimenti

Immaginate di incassare (magari come risarcimento legato a una polizza assicurativa) 10 mila euro. Cosa fate? “Li metto tutti da parte” non è la risposta più furba. I soldi fermi sul conto, infatti, sono soltanto all’apparenza al sicuro: in realtà, sono esposti all’azione erosiva dell’inflazione. La quale non intacca il valore nominale dei nostri soldi, ma ha effetti negativi sul loro valore reale: nel giro di uno, due, tre, cinque anni, con la stessa cifra riusciamo ad accedere a una minore quantità di beni e servizi. Quindi, primo passo per costruire un portafoglio: decidete quanti di quei 10 mila euro lasciare liquidi sul conto (per le spese ordinarie e per gli eventuali imprevisti). A questa domanda non c’è una risposta valida per tutti, perché ogni situazione personale e familiare è diversa. Comunque, fatto ciò, non vi resta che decidere come amministrare la cifra rimanente.

I 3 passi per costruire un portafoglio

Obiettivo di investimento. Innanzitutto, dovete assolutamente definire il vostro obiettivo di investimento. Se siete giovani e/o avete figli piccoli, è molto probabile che quello che vi premerà di più sarà accantonare del denaro (proteggendolo dall’inflazione) per quando sarete più in là con gli anni e per quando i ragazzi muoveranno i primi passi nel mondo dell’università o del lavoro. Oppure, mettiamo che abbiate già una certa età e accumulare altro risparmio non vi interessa: magari, invece, volete poter contare su un flusso di reddito più o meno costante che si affianchi a quello da lavoro o da pensione. Insomma, cosa volete dai vostri risparmi? Trovare la risposta è il primo passo.

Orizzonte temporale. Il secondo passo è strettamente collegato al primo: definito il vostro obiettivo d’investimento, dovete stabilire in quale orizzonte temporale muovervi.Volete investire in un’ottica di breve o di lungo termine? In altre parole: puntate a beneficiare dei risultati del vostro investimento tra sei mesi, fra tre anni o tra venti anni? Se investiamo per gli anni della nostra vecchiaia o per il futuro dei figli, per esempio, l’orizzonte temporale non potrà che essere pluriennale.

Rischio. Chiedetevi: quale livello di stress sono in grado di sostenere, non solo in termini psicologici ma anche e soprattutto economici? La risposta a questa domanda vi dirà quanti strumenti rischiosi – e, quindi, con un più elevato rendimento potenziale – siete in grado di tollerare nel vostro portafoglio, posto che una dose seppur minima non può mancare, se appunto volete un minimo di ritorno.

Dalla premessa all’azione

Le risposte alle precedenti domande saranno la vostra mappa segnaletica per capire quante azioni, obbligazioni high yield e/o investment grade, materie prime, valute e via dicendo (e di quali aree geografiche e settori) è il caso di mettere in portafoglio, fermo restando che per investire nell’azionario o nell’obbligazionario potete farvi aiutare dai fondi comuni d’investimento, mentre sulla vasta arena delle commodities potreste affacciarvi con il supporto di strumenti passivi come gli ETF e, nello specifico, gli ETC. Lo ribadiamo: un portafoglio ben fatto è un portafoglio diversificato. Se abbiamo solo A e A va male, perdiamo tutto, ma se invece abbiamo A, B e C e solo A va male, possiamo non soltanto assorbire meglio il colpo ma anche eventualmente compensare le perdite con i guadagni di B e C. Senza esagerare: bastano pochi strumenti per rendere un portafoglio efficiente e ben diversificato.

Il monitoraggio è importante

L’ultimo passaggio è quello del monitoraggio del portafoglio. Che consiste nell’analizzare periodicamente l’andamento dei vostri investimenti e verificare che stiano facendo quello che vi aspettate da loro. Anche qui, senza esasperarci: monitorare non vuol dire stare attaccati tutto il giorno e tutti i giorni al terminale del vostro computer in puro stile Buddy Fox nel film “Wall Street”. Basta un’occhiatina ogni tanto. Anche perché altrimenti rischiate di farvi trascinare dalle momentanee euforie o dalle periodiche fasi di nervosismo, finendo poi col prendere le scelte meno azzeccate. Un buon portafoglio è come un atleta: la sua vera forza si vede sulle lunghe distanze.

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