Molti risparmiatori non danno importanza all’educazione finanziaria. Eppure ci sono piccole accortezze che farebbero molto bene al portafoglio di tutti coloro che posseggono qualche risparmio.

Ad esempio, non è consigliabile l’accensione di un mutuo quando lo spread è ai suoi massimi, oppure può essere rischioso scegliere un fondo pensione senza considerare con attenzione i propri obiettivi e l’orizzonte temporale di investimento, oppure acquistare un fondo comune senza aver verificato la struttura dei costi ad esso associati. Ancora, può fare molto male alle tasche la scelta di un finanziamento senza conoscere i tassi variabili, o senza conoscere il TAN e il TAEG.

Per questi motivi, tutti dovrebbero avere una buona dimestichezza con il linguaggio della finanza e gli strumenti finanziari. E invece, l’analfabetismo finanziario è largamente diffuso un po’ in tutto il mondo, anche se con le dovute eccezioni.

La situazione dell’Italia è preoccupante e c’era da aspettarselo, soprattutto se confrontata con il resto dei Paesi Sviluppati. Uno studio del 2015 realizzato dalla International Business School IMD nell’ambito del “World Competitiveness Index” ci classifica 38esimi, tra gli ultimi in Europa e davanti a Messico e Venezuela.

Il paper “Financial Literacy around the World” di Lisa Xu e Bilal Zia ci colloca ultimi tra le economie avanzate. La ricerca riporta per i vari Paesi (ripartiti per livello di reddito) i tassi d’istruzione finanziaria, espresso come percentuale di persone che hanno saputo dare una spiegazione esaustiva dei concetti di inflazione, interesse composto e diversificazione del rischio: USA 60%, Germania 74%, Giappone 56%, Italia 48%. In Indonesia, per effettuare un raffronto con un Paese Emergente, questa percentuale è risultata pari al  56%.

I dati sono il risultato di un confronto tra diversi studi e ricerche nazionali e internazionali, e offrono vari spunti di riflessione:

  • il livello di educazione finanziaria è tanto più alto quanto più è vicina è l’età pensionabile, il livello di istruzione e il reddito dell’individuo;
  • il tasso di istruzione finanziario è invece negativamente influenzato dal fatto di vivere in una società con un solido e affidabile sistema di welfare;
  • ·i Paesi Emergenti sono più affamati di informazione finanziaria rispetto ai Paesi Sviluppati, nonostante l’inferiore disponibilità di denaro.

Perché è importante l’educazione finanziaria

L’importanza dell’educazione finanziaria è riconosciuta da varie istituzioni internazionali.

Secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico):

«L’educazione finanziaria è quel processo attraverso il quale i consumatori migliorano la propria comprensione di prodotti e nozioni finanziarie e, attraverso l’informazione, l’istruzione e la consulenza oggettiva, sviluppano le capacità e la fiducia necessarie per diventare maggiormente consapevoli dei rischi e delle opportunità finanziarie, per effettuare scelte informate, comprendere a chi chiedere consulenza e mettere in atto altre azioni efficaci per migliorare il loro benessere finanziario».

Secondo il governatore della BCE Mario Draghi, “nessuna norma di trasparenza e tutela è veramente efficace se gli utenti non hanno gli strumenti per effettuare scelte informate”.

La ex-Troika (BCE, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea), sostiene iniziative scolastiche e corsi di formazione per tutte le età, con l’obiettivo di diffondere la conoscenza finanziaria.

Tuttavia, il tasso di alfabetizzazione in questo campo resta ancora troppo basso, al punto che alcuni propongono l’introduzione della finanza come materia scolastica al pari della geografia e della storia.

Ci sono validissime motivazioni per investire nell’educazione finanziaria.

Innanzitutto, aiuta le persone a fare scelte migliori: di un mutuo, di un piano pensionistico, di integrazione del proprio stipendio e così via.

Non bisogna dimenticare poi che l’alfabetizzazione finanziaria dei cittadini è un elemento essenziale anche per lo sviluppo di un Paese. Per questo, la sua diffusione dovrebbe essere promossa da tutti gli attori del sistema economico: regolatori, media, enti locali e nazionali, industria bancaria e finanziaria, sistema scolastico ed associazioni dei consumatori.

Insomma, la finanza incide quotidianamente sulle nostre vite più di quanto possiamo immaginare: per questo una buona educazione finanziaria può salvaguardare i risparmi e, di conseguenza, il futuro di tutti.

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