Come è stato introdotto in una precedente lezione, la dimensione psicologica nel del mondo degli investimenti ha un ruolo tutt'altro che marginale. Approfondiamo quindi una delle trappole in cui, sovrastimando le proprie conoscenze finanziarie, l’investitore può cadere: la ricerca del market timing perfetto. In altri termini, la ricerca del momento migliore per iniziare (o concludere) un investimento.

Da un recente studio di Morningstar è emerso che le inefficienze dovute al market timing sono costate ai risparmiatori europei circa lo 0.34% annuo che, spalmato su un orizzonte temporale di 5 o 10 anni, equivale (rispettivamente) al 3% e al 6%, a prescindere dall’asset class in cui si è deciso di investire. Questo si traduce nella “perdita” di performance registrata dagli investitori rispetto a quella degli stessi fondi in cui si è deciso di investire. Assurdo, se ci pensate. E tutto per il (vano) tentativo di “anticipare” le mosse del mercato, pensando forse di essere più capaci dei gestori professionali che si occupano dei fondi comuni nei quali si è investito.

È in quest’ottica che si deve “rispolverare” una virtù (finanziariamente) dimenticata: la pazienza.

Con gli investimenti, la pazienza coincide con il saper aspettare la fine della tempesta sui mercati (che prima o poi si verifica, è normale), resistere all’emotività dettata dai momenti di alta volatilità e incertezza, evitando di rinnegare la strategia d’investimento precedentemente (e razionalmente) adottata.

Il grafico sottostante mostra come cambi sensibilmente la performance di un generico investimento di 10.000€ sullo S&P 500 per un orizzonte temporale di 20 anni: il risultato migliore è stato ottenuto da chi ha saputo resistere nei momenti più difficili, rimanendo investito per tutto l’arco temporale considerato. Infatti, la storia finanziaria insegna chiaramente che, dopo ogni fase negativa, la performance dei mercati torna positiva: basta saper aspettare.

La simulazione è stata effettuata da AdviseOnly utilizzando l’indice MSCI World per la componente azionaria e l’indice JP Morgan Global aggregate per la componente obbligazionaria.

 

Resistere all’emotività e rimanere finanziariamente protetti è possibile: ad esempio, i PAC (Piani di accumulo del Capitale) permettono la costruzione di un portafoglio di ETF o fondi comuni e il suo successivo e costante approvvigionamento, anche con capitali contenuti. Insomma, i PAC permettono di investire con metodo e gradualità, distogliendo l’attenzione dal momento nel quale si effettua l’investimento. In questo modo, il problema psicologico legato al “market timing” viene eliminato.

Per capire la potenza di un’azione così semplice come impegnarsi in un PAC bastano pochi numeri esemplificativi: simulando un portafoglio bilanciato (50% azioni e 50% obbligazioni) con un capitale iniziale pari a 1.000€, versando successivamente 10€ con cadenza mensile, dal 1999 (avvio dell’euro) ad oggi si sarebbe ottenuto un capitale pari a 6.000€. E questo nonostante durante la vita dell’euro vi siano stati periodi di profonde crisi finanziarie, economiche e geopolitiche, con un investimento di poco più di 3.000€.

Cercare di mantenere la razionalità, soprattutto quando si parla di investimenti, è difficile ma non impossibile: basta far propria l’idea che non esiste il momento perfetto per operare sui mercati finanziari. Al contrario, bisogna tenere fede alla propria strategia d’investimento, costruita in base ai propri obiettivi, alla rischiosità che riusciamo a sopportare e all'orizzonte temporale desiderato, senza mai prescindere da un’adeguata diversificazione tra le scelte di investimento.

AdviseOnly

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