Quando nel 2007 scoppiò la crisi dei mutui sub-prime, le banche italiane ressero meglio il colpo rispetto alle omologhe straniere, questo a causa della limitata esposizione al mercato immobiliare USA e al sistema finanziario.

Tuttavia, in seguito alla recessione globale del 2009, la zona euro entrò in crisi e né il sistema-Italia né le sue banche ne rimasero indenni.

Una delle eredità più pesanti della crisi economica fu la crescita dei crediti deteriorati (Non Performing Loans, o NPL, in inglese). Secondo i dati raccolti da Bloomberg, il peso specifico degli NPL è cresciuto notevolmente in Italia, passando dal 6,3% sul totale dei crediti di fine 2008, al 17,3% di fine 2014.

Borsa Italiana definisce come crediti deteriorati quei titoli di credito “per i quali la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza, che per ammontare dell’esposizione[1]”.

All’interno di questa categoria rientrano altre forme di crediti deteriorati, ossia:

  • i crediti in sofferenza – si ravvisano quando il soggetto debitore risulta in stato d’insolvenza;
  • gli incagli – presenti quando il debitore risulta in stato di difficoltà temporanea;
  • i crediti ristrutturati – cioè quando la banca è costretta a modificare i termini del contratto e a subire delle perdite;
  • i crediti scaduti – si ravvisano quando il credito risulta non onorato da oltre 180 giorni, ma non inquadrabile in una delle categorie appena citate.

L’accumulo di crediti deteriorati è un'arma a doppio taglio per il sistema bancario italiano. Infatti, da un lato limita l’erogazione del credito - poiché le banche sono forzate ad accantonare ingenti risorse a riserva al fine di compensare eventuali perdite - dall’altro frena la ripresa economica, che a sua volta rende più difficile lo smaltimento dei crediti in sofferenza. Insomma, un cane che si morde la coda.

Nell’ultimo anno il Governo ha approvato una serie di misure volte a rendere più semplice e veloce il processo di recupero dei crediti e le procedure d’insolvenza[2]. Recentemente, con il consenso della Commissione Europea, ha messo a disposizione degli istituti finanziari un nuovo strumento per la gestione dei crediti in sofferenza: la Garanzia di Cartolarizzazione delle Sofferenze (GACS).

Come riporta una nota del Ministero del Tesoro, lo schema prevede  la concessione di garanzie dello Stato nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione che abbiano come sottostante crediti in sofferenza[3].

La cartolarizzazione (in inglese securitization) è un’operazione finanziaria che consente di trasformare un titolo tipicamente illiquido (come i crediti in sofferenza appunto) in strumenti finanziari più “appetibili” per gli investitori.

Non ci sono ancora i dettagli più operativi, ma il processo di pulizia dai crediti in sofferenza dovrebbe funzionare nel modo seguente:

  • gli istituti finanziari potranno raccogliere e impacchettare in un unico prodotto (processo di cartolarizzazione) i crediti in sofferenza con diversi livelli di rischio per poi venderli a soggetti terzi;
  • per rendere appetibili tali strumenti finanziari, le banche potranno richiedere una “Garanzia di Cartolarizzazione delle Sofferenze (GACS)” sulla tranche di debito senior;
  • per ottenere tale garanzia, i pacchetti di crediti in sofferenza dovranno ricevere da un’agenzia di rating qualificata un giudizio non inferiore all’Investment Grade;
  • la banca pagherà una commissione annua sulla garanzia, stabilita in base alla quotazione a tre anni dei CDS, quindi a prezzo di mercato;
  • per incentivare il processo di riscossione dei crediti in sofferenza, il prezzo della garanzia sarà crescente nel tempo.

Allo stato attuale dei lavori, mancano ancora troppi dettagli per capire se lo strumento messo a punto dal Governo possa essere davvero d’impulso affinché il sistema bancario italiano si ripulisca dai crediti in sofferenza. Tuttavia da questo momento, gli istituti bancari hanno uno strumento in più a disposizione.

 

[1] http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/non-performing-loans137.htm

[2] http://www.tesoro.it/ufficio-stampa/comunicati/2016/comunicato_0020.html

[3] http://www.tesoro.it/ufficio-stampa/comunicati/2016/comunicato_0020.html

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