Quando si parla di scelte di investimento o più in generale di finanza, spesso si ipotizza che le scelte dell’individuo siano dominate dalla razionalità. In realtà, spessonon è così.

Una frazione del mondo finanziario, quella che si occupa di finanza comportamentale, se ne è resa conto da tempo e ha capito che, quando si tratta di gestire i propri soldi, le persone tipicamente ragionano utilizzando “Conti Mentali” (o “Mental Accounts”).

Che cosa significa? In pratica, non si guarda al proprio patrimonio nella sua interezza, ma lo si spezzetta mentalmente in tanti conti. Ad esempio un conto per il risparmio previdenziale, un altro per le spese correnti e via dicendo.

In passato si riteneva che ciò danneggiasse l’efficienza globale della gestione del patrimonio complessivo. In realtà è possibile impostare il risparmio utilizzando Conti Mentali ed avere contestualmente un’allocazione del patrimonio molto efficiente.

Così, possiamo trasformare la nostra psiche in un potente alleato se associamo un portafoglio d’investimenti ad un obiettivo concreto.Vediamo come.

Come prima cosa bisogna riconoscere che uno dei rischi maggiori per il risparmiatore è... se stesso. La psiche umana può infatti essere nemica degli investimenti, perché induce comportamenti istintivi potenzialmente dannosi. È la nostra psiche, ad esempio, che ci spinge a disinvestire nei momenti meno opportuni, sotto l’effetto del panico, oppure ci porta ad effettuare investimenti improbabili per puro spirito imitativo.

Con i Conti Mentali, invece, la psiche è un aiuto concreto:basta associare un portafoglio a ad un obiettivo reale, che ci tocca davvero da vicino, e saremo più inclini a tenere fede a tale obiettivo, senza “perdere la rotta” dell’investimento.

Vediamo qualche esempio di Conto Mentale:

  • accumulare un capitale per i figli o i nipoti;
  • risparmiare in vista della propria pensione;
  • creare una reddito integrativo (un “portafoglio rendita”);
  • accumulare capitale per il viaggio che si è sempre sognato o per un altro bisogno voluttuario, e così via.

I conti mentali possono essere realizzati da chiunque, con gli strumenti finanziari che più preferisce. L’idea alla base è però la stessa: associare un obiettivo a un portafoglio, fornendo la giusta motivazione per superare gli inevitabili momenti di difficoltà attraversati da qualunque investimento. Ad esempio, sapere che “si sta investendo per i figli” aiuta a mantenere la corretta allocazione di portafoglio anche quando, per effetto di oscillazioni dei prezzi di breve periodo, la tentazione sarebbe quella di disinvestire.

Inoltre, esplicitare chiaramente un obiettivo consente di definire meglio il portafoglio stesso.

Pensate ad esempio a un portafoglio destinato a fornire un reddito integrativo. Dall’obiettivo concreto si desume che la caratteristica principale del portafoglio deve essere la capacità di generare flussi di cassa periodici e piuttosto regolari, puntando sulla presenza di cedole e dividendi di una certa entità. Insomma, tutto diventa più semplice e chiaro.

Chi pensa che i Conti Mentali vadano a discapito dell’efficienza del portafoglio si sbaglia. Il padre della moderna teoria di portafoglio Harry Markowitz, premio Nobel per l’Economia nel 1990, mostra che associare i Conti Mentali a rigorosi metodi di costruzione dei portafogli “produce un fruttuoso legame tra gli obiettivi concreti di risparmio e consumo e la realizzazione dei portafogli”.

Tirando le somme, associare un obiettivo tangibile ai propri investimenti:

  • consente di definire il portafoglio adatto alle proprie esigenze;
  • aiuta a mantenere la rotta nei momenti difficili.
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