Pianificare la propria pensione fin da giovani è molto importante per poter arrivare preparati, con tutta la tranquillità del caso, al momento di ritirarsi dal mondo del lavoro. Purtroppo gli italiani spesso preferiscono rimandare il problema, convinti di avere ancora molto tempo per preoccuparsi di questioni previdenziali. A riaccendere i riflettori sul tema è stato di recente il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha lanciato l’allarme: i Millennials – ovvero i nati tra gli anni 80 e gli anni 2000 – rischiano di non poter andare in pensione prima dei 75 anni e di ottenere comunque un importo decisamente più basso rispetto alla loro ultima retribuzione (il cosiddetto Tasso di sostituzione, ossia il rapporto tra importo mensile della pensione e importo mensile dell’ultima retribuzione ricevuta è stimato in progressiva riduzione, per i lavoratori dipendenti al 60% nel 2040). Meglio allora attivarsi subito e crearsi un “paracadute”, indipendentemente dalle prestazioni della cassa previdenziale obbligatoria: stiamo parlando di integrazione della pensione pubblica. In tema di prodotti, esistono in particolare soluzioni disciplinate ex lege, quali piani individuali pensionistici e fondi pensione ad adesione collettiva; tuttavia  queste presentano, accanto a vantaggi di tipo fiscale, anche vincoli legati alla disponibilità delle somme prima del raggiungimento dell’età pensionistica. Lato lavoratori/contribuenti l’accesso a queste forme di previdenza integrativa non è sempre agevole e conveniente; inoltre i lavoratori delle nuove generazioni spesso si trovano in una posizione talmente precaria da non avere molte disponibilità da investire. La buona notizia è che esistono soluzioni flessibili, che potrebbero adattarsi anche a chi non dispone di grandi somme da investire fin da subito. Avete mai sentito parlare di  PAC? Acronimo di piano di accumulo del capitale, questa modalità di investimento prevede versamenti periodici anche di piccola entità e punta a restituire a scadenza un capitale maggiore della somma dei versamenti effettuati. È un po’ come mettere dei soldi in un salvadanaio che, però, vengono poi investiti sui mercati finanziari. Per capire bene come funziona un Pac, facciamo un esempio pratico. Prendiamo il caso di una donna di circa 30 anni, che inizia a versare in un PAC 100 euro al mese – una cifra abbastanza abbordabile anche per chi non ha grandi entrate - da adesso fino al momento della pensione, a 65 anni: vuol dire che investirà in 35 anni un totale di 42mila euro. Ipotizziamo poi che questi soldi vengano via via re-investiti in un portafoglio bilanciato: 60% azioni mondo, 40% obbligazioni mondo. In base alle nostre simulazioni, il capitale che si può ottenere al momento della pensione  si attesta in media a 136mila euro, che è 3,2 volte tanto ciò che si è versato – e questo nonostante tutte le incertezze e le crisi verificatesi nella storia. Significa che investendo 100 euro al mese per 35 anni – con una gestione dai rischi ben bilanciati – è possibile ottenere un’integrazione mensile utile a far fronte non solo a tutte le spese quotidiane ma anche a quelle impreviste... e perchè no, magari a togliersi qualche sfizio. Il tutto senza considerare che, con il progredire della carriera, è possibile che si riesca ad investire qualcosa in più nel PAC, con ulteriori benefici sul capitale finale. METODO DI CALCOLO: Abbiamo applicato un algoritmo di simulazione di tipo Monte Carlo, ipotizzando che la distribuzione di probabilità bivariata di azioni e obbligazioni internazionali ricalchi quella storicamente manifestata dall’indice MSCI World Total Return e dall’indice JPM Global Aggregate da gennaio 1988 ad aprile 2016. La simulazione include il verificarsi di eventi estremi (crash di mercato) e di forti variazioni nelle correlazioni.

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