In seguito alla crisi subprime scoppiata negli Stati Uniti nel 2008 e alla crisi della zona euro del 2011, le autorità regolamentari del mondo della finanza hanno accelerato il processo di revisione delle normative in tema di stabilità dei mercati finanziari e tutela degli investitori. In Europa, l’insieme delle misure esistenti prende il nome di MiFID I, ma, il 3 gennaio 2018 tali norme sono state aggiornate e integrate grazie alla MiFID II.

Una breve introduzione alla “vecchia” MiFID I

Entrata in vigore in Italia nel 2007, MIFID I è un insieme di regole comuni in tutta l’Unione Europea circa la tutela degli investitori, il funzionamento dei mercati finanziari e l’attività delle società d’investimento. Obiettivo ultimo: costruire un mercato uniforme tra i vari soggetti operanti nel mondo finanziario dell’UE, garantendo un’adeguata tutela dei risparmi e degli investimenti, di qualsiasi dimensione essi siano (quindi anche i piccoli investitori). L’efficacia di queste norme dipende chiaramente da come esse vengono applicate concretamente all’interno di ciascun Paese, e da come vengono effettuati i controlli.

Cos’è la MiFID II?

MiFID II va ad aggiornare e completare la precedente MiFID I (che nei fatti, ripercorrendo le vicende di cronaca finanziaria dal 2007 ad oggi, ha evidentemente mostrato la necessità di alcune migliorie). La MiFID II ricerca sempre la “costruzione” di un mercato finanziario il più possibile uniforme nell’UE, ma si sviluppa soprattutto sul binario della trasparenza e della tutela dell’investitore, temi presenti nella precedente direttiva e che ora vengono rafforzati nella nuova norma.  Vediamo alcuni punti chiave:

  • Maggiore trasparenza informativa sui costi di distribuzione degli strumenti finanziari. Con l’avvento della MiFID II sarà obbligatorio per gli intermediari effettuare una rendicontazione ex-ante ed ex-post di tutti i costi (in percentuale e in valore assoluto) che gravano sugli strumenti finanziari e sulle relative transazioni. Occorrerà quindi esplicitare, ad esempio come i costi impattano sulla performance dell’investimento e sul suo rendimento. La trasparenza deve essere garantita per tutta la durata dell’investimento, rendendo l’investitore consapevole degli effettivi costi da lui sostenuti. 
  • Modifica del concetto di “consulenza” finanziaria. La MiFID II disciplina diverse modalità di erogazione del servizio di consulenza fornito dall’intermediario (nella figura del consulente). Quindi, non individua dei confini fissi entro cui può muoversi il consulente, piuttosto delinea le caratteristiche del servizio offerto da combinare e adeguare in base alle esigenze del cliente. Inoltre, preliminare alla fornitura del servizio di consulenza, è necessaria un’importante specificazione: cioè se questa avviene sotto forma “indipendente” o meno. Gli intermediari dovranno scegliere se offrire un servizio di consulenza indipendente o meno. Un servizio di consulenza rientra nella forma indipendente se vengono rispettate le seguenti due condizioni. Vediamole.
    • La prima riguarda le modalità di remunerazione del servizio: il consulente indipendente non potrà ricevere qualsiasi forma d’incentivo monetario (o retrocessioni) per la vendita dei prodotti finanziari dalle case prodotto, cioè quelle che, per esempio, gestiscono i fondi comuni, evitando così, il conflitto d’interesse nell’operato del consulente. Inoltre è tenuto a non accettare alcun tipo di commissioni o benefici monetari e non in virtù del servizio fornito, ad esclusione di minimi benefici non monetari utili a migliorare il risultato della consulenza.
    • La seconda condizione riguarda gli strumenti finanziari offerti: la consulenza indipendente si concretizza anche attraverso l’individuazione di un adeguato paniere di strumenti finanziari offerti dal consulente nella soluzione d’investimento proposta al proprio cliente. Questi infatti devono essere “sufficientemente diversificati in termini di tipologia ed emittenti o fornitori di prodotti”: significa che al cliente verranno proposti strumenti finanziari (sempre adeguati alle sue caratteristiche e necessità) provenienti da diversi intermediari, non solo da quello con cui il consulente potrebbe intrattenere rapporti commerciali e così, far venir meno al principio di indipendenza.

Quindi fondamentale risulterà l’informativa pre-contrattuale (obbligatoria) con cui al cliente finale sarà notificata la tipologia di consulenza fornita, l’insieme di strumenti finanziari offerti e potenzialmente raccomandabili al cliente ed infine una descrizione degli stessi.

  • Maggiore trasparenza relativa alle operazioni svolte per conto dell’investitore. Le operazioni devono essere archiviate e riportate in forma scritta attraverso la rendicontazione periodica; inoltre ogni operazione oggetto di consulenza dovrà essere motivata. Per esempio, se il consulente proporrà uno “switch” tra due prodotti (ad esempio la vendita di un fondo comune e l’acquisto di un altro) dovrà sempre fornire una motivazione articolata e documentata. In particolare, il consulente dovrà effettuare un’analisi costi/benefici dello “switch”, dimostrando “ragionevolmente” che i benefici superano i costi. 
  • Rafforzamento della valutazione dell’adeguatezza degli investimenti. La valutazione di adeguatezza degli investimenti era già obbligatoria con la MIFID I per i servizi a maggior “valore aggiunto”, come appunto la consulenza e le gestioni di portafoglio. Tuttavia, con la MiFID II sarà rafforzata. Citando letteralmente la Direttiva (Art. 25.6): “Se un’impresa di investimento offre la gestione di portafoglio o ha informato il cliente che effettuerà periodicamente una valutazione di adeguatezza, la relazione periodica conterrà una dichiarazione aggiornata che spieghi perché l’investimento corrisponde alle preferenze, agli obiettivi e alle altre caratteristiche del cliente.”

La normativa MiFID II è quindi “amica” di chi investe i propri risparmi. Offre infatti maggiore trasparenza, e rende l’investitore il più possibile “finanziariamente consapevole”, sottolineando l’importanza della relazione personale con il consulente. Consulente che è obbligato ad essere rigoroso nel proporre soluzioni d’investimento adeguate ai reali bisogni e alle caratteristiche del suo cliente.

Sarà quindi possibile accedere a servizi d’investimento più conformi alle esigenze dei clienti, più chiari sui costi, con un’informazione più semplice (ma completa) sugli investimenti proposti.

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