Avrete sicuramente sentito parlare dei cosiddetti robo advisor: la parola fa scena ed è molto di moda nel mondo dei servizi finanziari. Ma cosa sono realmente e in che modo cambieranno il volto dell’industria così come la conosciamo oggi?

Partiamo con una definizione: i robo advisor sono in buona sostanza delle piattaforme informatiche, che utilizzano algoritmi per confezionare soluzioni di investimento più o meno personalizzate sulla base delle indicazioni ricevute dai clienti.

La loro caratteristica principale è costituita dalla prestazione del servizio di consulenza finanziaria senza l’intervento di un consulente in carne ed ossa. I robo advisor rientrano nel grande filone del FinTech, che è poi l’applicazione della tecnologia al mondo della finanza e che a sua volta rientra sotto il cappello della rivoluzione tecnologica in atto un po’ in tutti i settori dell’economia.

A fare la fortuna di questi “consulenti finanziari virtuali” (a discapito delle reti di distribzione tradizionali) sono diversi fattori. Tanto per cominciare, i robo advisor consentono di abbattere molti costi fissi e di offrire il servizio a prezzi più competitivi, attirando dunque anche i risparmiatori con patrimoni più piccoli, che fino ad ora sono rimasti ai margini dell’industria della consulenza finanziaria.

Non solo. L’assenza dell’intermediario consente di bypassare il farraginoso (e oneroso) meccanismo delle retrocessioni: in Italia infatti, il costo di un fondo di investimento è costituito per almeno il 70% dalla distribuzione, le “retrocessioni” appunto, che vanno a remunerare le reti. È come se, acquistando un’auto con un margine di 10.000 euro, 7.000 euro andassero al concessionario e solo 3.000 a chi l’auto l’ha costruita e assemblata. E questo chiaramente fa lievitare i costi.

Altro punto di forza dei robo advisor è la capacità di strizzare l’occhio a quelli che saranno i detentori di gran parte dei risparmi nel prossimo futuro: i cosiddetti Millennials, ovvero i nati negli anni ’80, ’90 e 2000. Veri e propri “nativi digitali”, questi potenziali clienti sono abituati ad avvalersi della tecnologia in ogni ambito della loro vita: hanno come riferimento servizi come Uber, Netflix o Amazon e pretendono la stessa immediatezza ed efficienza anche dalla loro banca e dal loro consulente, poco importa se si tratta di un uomo o di un robot. Detto questo, è piuttosto improbabile che i robo advisor finiscano per soppiantare completamente i consulenti in carne ed ossa (a maggior ragione in Italia, dove l’innovazione stenta a decollare): questi ultimi continueranno presumibilmente a essere preferiti per la gestione di operazioni complesse, in cui la relazione di fiducia con il cliente gioca inevitabilmente un ruolo determinante.

Ma l’innovazione tecnologica potrebbe migliorare l’efficienza dei canali distributivi tradizionali, aumentando le soluzioni disponibili.

Scopri Yellow Advice, il robo advisor di CheBanca!, che rende il mondo degli investimenti  più facile, guidato e alla portata di tutti! Guarda il tutorial.

                                         Messaggio Pubblicitario

AdviseOnly

Hai capito tutto?

Mettiti alla prova con i nostri quiz